Cinema News — 21 luglio 2014

Titolo originale: Jack Ryan: Shadow Recruit
Regia: Kenneth Branagh
Soggetto: dalla creazione letteraria di Tom Clancy
Sceneggiatura: Adam Cozad, David Koepp
Cast: Chris Pine, Kevin Costner, Kenneth Branagh, Keira Knightley
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Martin Walsh
Scenografia: Andrew Laws
Musiche: Patrick Doyle
Produzione: Lorenzo di Bonaventura, Mace Neufeld, David Barron, Mark Vahradian
Distribuzione: Paramount Pictures
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Durata: 105 min

 

John Patrick “Jack” Ryan è uno studente americano alla London School of Economics, quando assiste – come il resto del mondo – all’attentato al World Trade Center dell’11 settembre 2001. Scosso dall’avvenimento e spinto da amor patrio, decide di rientrare e arruolarsi, ritrovandosi così sul fronte afghano due anni dopo, vittima di un attacco nemico che minerà la sua mobilità sub lombare costringendolo al rientro, alle cure e alla riabilitazione. Qui, avrà modo di incontrare una studentessa di medicina, che lo affiancherà nel recupero motorio (e che diverrà la sua compagna), e l’ammiraglio Harper, che lo convincerà ad entrare nella CIA e gli aprirà le porte alla sua futura carriera nello spionaggio.

Quinto film della serie cinematografica basata sulla letteratura di fantasia di Tom Clancy, è stato recepito meno entusiasticamente dei suoi predecessori (così dicono i dati di box office). Ci troviamo forse di fronte a due forze convergenti: da un lato, la “verginità” del personaggio che – a differenza della spia inglese James Bond, anch’essa di origine letteraria – ha da sviluppare ancora un sacco di idee su cui basare una filmografia vasta almeno quanto quella di 007… tutto sta nella bravura degli sceneggiatori; dall’altro, invece, il genere cinematografico del fanta-techno-thriller d’azione soffre di una saturazione di situazioni e ambientazioni che sono ormai già tutte viste e riviste nell’arco della sola cinematografia dell’ultimo decennio.

Detto ciò, la regia di Kenneth  – affiancata dalla sua interpretazione, come capita spesso nei suoi film – sollevano un po’ le sorti di questa pellicola, che proprio da buttare non è. Certo, l’inizio è tremendamente troppo lungo e il film stenta a decollare; inoltre, alcune scelte sono molto naive e difficilmente si spiegano, come ad esempio l’indispensabilità del giovane Ryan all’interno della missione (come se non esistessero sostituti) nonché la sua apparente superiorità in combattimento, anche contro armadi a tre ante.

Cast di tutto rispetto per un regista di questo calibro: forse Chris Pine ha visto in questo film l’occasione per una sua definitiva affermazione al di fuori della saga di Star Trek, ma non so quale successo possa aver avuto.

Devo però ammettere di essere stato piacevolmente colpito dal piano malvagio degli antagonisti, tant’è che è stato uno di quei film in cui alla fine mi sono ritrovato a tifare per i cattivi.

Da notare inoltre come, nel secondo decennio del terzo millennio, alla luce della crisi economica che fa più paura di un qualunque bombarolo, l’obiettivo si sposta sempre più dagli squilibrati bombaroli, che tentano di colpire un solo bersaglio, alle corporation formate da uomini in giacca e cravatta dietro una scrivania che puntano a strutture organiche e sistemiche che causano danni su scala mondiale.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.