Cinema News — 05 aprile 2013

Bullet to the Head

Stati Uniti, 2012

Regia: Walter Hill

Cast: Sylvester Stallone, Jason Momoa, Sung Kang, Sarah Shahi, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christian Slater, Jon Seda, Brian Van Holt, Dane Rhodes

Durata: 92’

Distribuzione: Buena Vista

Nelle sale dal 4 aprile 2013

 

C’era un tempo in cui il cinema action non era fatto di continue e spettacolari esplosioni e computer grafica a tutto spiano, ma di corpi sudati e pallottole. C’era spazio per l’ironia senza che si finisse mai nel volgare o nella farsa e quel tocco di machismo misto a finta misoginia era un valore aggiunto, un tratto distintivo scolpito nei cromosomi di questo cinema. Era l’action movie americano anni ’80 e le star si chiamavano soprattutto Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger.

In tempi recenti, proprio grazie al contributo di Stallone, questo tipo di cinema muscolare e testosteronico sembra essere tornato e se da una parte abbiamo nuove icone come Dwayne Johnson e Jason Staham che per fisicità e tipologia di film richiamano proprio le star del passato, dall’altra abbiamo affettuosi mash-up che uniscono più icone del passato per prodotti celebrativi e autoironici. Ovviamente parlo del dittico “I Mercenari” (che presto sarà trilogia) che ha visto proprio Sylvester Stallone come interprete principale, sceneggiatore e regista (del primo), attorniato dai colleghi Schwarzenegger, Willis, Lundgren, Statham, Li, Van Damme, Roberts e Norris.

Bullet to the Head” – che in Italia acquista l’infelice co-titolo “Jimmy Bobo” – è un prodotto speculare e allo stesso tempo profondamente differente da questo tipo di “prodotti nostalgia”. Speculare perché unisce una star del passato (Stallone) a un genere in voga soprattutto una ventina d’anni fa, confezionando un prodotto che richiama soprattutto il pubblico affezionato a certo cinema anni ’80; ma è un’operazione diversa dai vari Mercenari perché a differenza di quelli, che sono film palesemente moderni che strizzano l’occhio al passato, “Bullet to the Head” è un film totalmente immerso negli anni ’80. Cioè, se non fosse per la presenza di telefoni cellulari e file compromettenti contenuti su pen-drive, questo film potrebbe essere stato tranquillamente girato negli anni reaganiani, sia per lo stile che per la storia e i temi affrontati. E non è un caso se in cabina di regia troviamo Walter Hill, un grande del cinema action anni ’80, autore di veri cult come “I guerrieri della notte”, “48 ore” e “Danko”.

Bullet to the Head” racconta la vicenda di due killer a pagamento, Jimmy Bobo e Louis, che dopo aver ucciso un poliziotto corrotto in una stanza d’albergo, vengono raggiunti da un terzo sicario in un nightclub che tenta di farli fuori. Louis muore ma Jimmy sopravvive e comincia a dare la caccia al terzo killer. Nel frattempo anche la polizia cerca gli assassini del poliziotto e dell’indagine si occupa l’asiatico Taylor Know, che individua subito Jimmy ma viene salvato da lui durante uno scontro a fuoco. Entrambi cercano le stesse persone per scopi diversi, ovvero i mandanti dell’omicidio del poliziotto, e per questo Jimmy e Taylor decidono di collaborare nell’indagine.

Prendendo ispirazione da una graphic novel del francese Alexis Nolent (“Du plomb dans la tete”), lo sceneggiatore Alessandro Camon (“Oltre le regole”), riprende tutti gli stilemi caratteristici dell’action poliziesco ottantiano, a cominciare dalla struttura da buddy-movie tanto cara allo stesso Walter Hill. Una coppia di etnia mista di protagonisti (in questo caso un americano e un asiatico) costretti a collaborare per il bene comunque malgrado la grande diversità caratteriale e morale. In questo caso abbiamo un Sylvester Stallone dai metodi spicci e violenti, rozzo e dalla battuta facile che preferisce agire piuttosto che pensare, al contrario il personaggio interpretato da Sung Kang è un poliziotto ligio alle regole, un uomo d’intelletto prima che d’azione che fa molto affidamento sulla tecnologia (il telefono cellulare usato per trovare qualunque tipo d’informazione). Due caratteri così distanti amplificati dal fatto che se uno rappresenta un uomo di legge, l’altro la infrange. Inoltre il meccanismo del buddy-movie è rispettato anche dalla lieve flessione alla commedia, con le frequenti frecciatine che i due “colleghi” si lanciano continuamente.

Una gran prova per Stallone, corpo coriaceo e tanta autoironia, che in questo periodo sembra vivere di una seconda giovinezza artistica; e ottimo ritorno per Hill che dopo il non eccezionale “Undisputed” di una decina di anni fa, torna a fare un bel poliziesco come quelli che l’hanno reso celebre. Gran ritmo, storia poco originale ma accattivante, personaggi azzeccati e tanta buona azione che raggiunge il picco nello scontro finale a colpi d’asce.

Insomma, un film imperdibile per ogni appassionato di cinema action vecchio stampo.

Voto: 8

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