Cinema News Registi Serie TV — 03 Marzo 2019

Non è facile per un comico invecchiare, lasciarsi solcare il volto dalle rughe e vedersi trasformare la maschera ghignante nella pietrificazione
tragica del proprio essere.

Lo sanno persino i sassi che il comico coabita profondamente con il tragico e che tutti i grandi maestri dell’umorismo posseggono intrinsecamente il segreto del grande dramma umano.

Ci sono due strade che può prendere l’attore comico durante il proprio percorso autunnale, quella del patetismo o quella del sarcasmo amaro.

Robin Williams ha preso la prima strada, mentre Jim Carrey ha imboccato la seconda.

Williams nel 1998 con Patch Adams ha decretato la morte della propria vis comica, autosabotandola con un pathos buonista e stucchevole, aveva 47 anni.

Carrey nello stesso anno con The Truman Show, ha lanciato il suo bagaglio comico-mimico-lessicale nella tragedia dello spettacolo, aveva 36 anni.

Nel 1999 tocca lo zenith delle proprie performance tragicomiche con Man on The Moon, in cui esplora il solipsismo autodistruttivo del comico,
ma senza la minima concessione al politically correct, anzi..

Carrey sa essere terribilmente idiota e terribilmente serio allo stesso tempo, abitato contemporaneamente dall’angelo dei sentimenti e dal demone
della’anarchia.

Se Williams, nei panni di Patch Adams, applicava mielose clownerie alle cure dei malati terminali, Carrey, in quelli di Mr. Pickles,
si scopa letteralmente una ragazza in fin di vita, per poi innamorarsene follemente.

Kidding è la sintesi assoluta del linguaggio comico di Carrey, 56enne egocentrico, infantile ed emotivo, maestro di un umorismo
genialmente deteriore in cui brillano lampi di assoluta cattiveria.

Scritto e parzialmente diretto, con estro dadaista, da Michel Gondry, Kidding è il canto del cigno per Carrey e l’opera-ponte
di Gondry, in cui si fondono alla perfezione poesia fiabesca(tipica del suo cinema) e umorismo crudo e sessualmente esplicito.

Una coppia omosessuale si possiede all’interno di un cavallo di pezza, un insegnante di pianoforte masturba il padre della propria allieva, e
ancora un burattinaio sorregge un pupazzo con il proprio pisello in erezione.

In Kidding il sesso è dietro ogni angolo, come l’odor di morte, ma ambedue i temi sono veicolati attraverso il mondo dei pupazzi,viatico che porta dall’infanzia dorata alla vita adulta e vice versa.

Eros e thanatos sono messi in scena con spiazzante senso ironico, “Preferirei morire davanti ad un pupazzo che alla mia famiglia”,
esclama Deirdre (una strepitosa Catherine Keener), nella rappresentazione di una società in cui il senso del gioco come atto seriamente performativo è
l’unica forma di comunicazione possibile. Linguaggio quasi sonnabolico sospeso tra la vita e la morte, che attraverso il feticcio di un’infanzia
perduta si genera e si esprime.

Mr. Pickles è lo sciamano che attiva questo rito sociale, per esorcizzare le tragedie umane ed elaborare le proprie e Carrey lo assurge
a maschera autoreferenziale, a punto di non ritorno di un’intera carriera.

Giganteggia al suo fianco Frank Langella come padre e mentore di Jeff/Mr. Pickles, pilastro di una famiglia disfunzionale che contempla
lo scorrere del tempo e degli affetti con stoica e beffarda sapienza.

In Kidding, tra le pieghe della tragedia personale e del sarcasmo feroce, si respira ancora quell’afflato sentimentale che faceva di Eternal Sunshine of the Spotless Mind
uno struggente capolavoro umanista.

Mentre Jeff è al ristorante con Vivian (ragazza conosciuta tra i malati terminali) la mdp si sposta sotto il tavolo, mettendo in risalto
un metafisico idillio tra i piedi dei protagonisti, e rievocando lo storico corto Amor pedestre di Marcel Fabre.

E ancora Jeff e Vivian che pattinano sul ghiaccio, cullati dalla melodia che Nino Rota aveva composto per Amarcord di Fellini.

Trucioli di poesia cristallina che si muovono graziosamente tra la pesantezza di un mondo asfittico e privo di sentimenti.
Un mondo che è più buco che cerchio (come sostiene Jeff), in cui il comico si specchia e muore nel proprio riflesso umano.

voto: 9

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