Archivio film Cinema News — 11 febbraio 2017
Regia: Mel Gibson
Sceneggiatura: Andrew Knight, Robert Schenkkan
Cast: Andrew Garfield, Sam Worthington, Luke Bracey, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Vince Vaughn
Fotografia: Simon Duggan
Montaggio: John Gilbert
Musiche: Rupert Gregson-Williams
Scenografia: Barry Robison
Produzione: Pandemonium Films, Permut Productions, Vendian Entertainment, Kylin Pictures, Cross Creek Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures
Paese d’origine: USA, Australia
Durata: 139′
La storia vera di Desmond T. Doss, giovane cresciuto secondo i precetti degli avventisti del settimo giorno, che divenne il primo obiettore di coscienza dell’esercito americano. Si arruolo’ volontario nel 1942 e presto’ servizio nella Guerra del Pacifico come soccorritore militare. Il suo coraggio fuori dal comune dimostrato nel corso della feroce battaglia di Okinawa gli premise di salvare la vita a 75 soldati senza mai utilizzare un’arma. Venne meritatamente insignito della Medal of Honor.
A dieci anni di distanza da APOCALYPTO, Mel Gibson ritorna dietro la macchina da presa proponendo uno spettacolare film di guerra, presentato fuori concorso all’ultima Mostra di Venezia, che, nonostante un’eccessiva foga tonitruante, riesce ugualmente ad appassionare grazie al mestiere sicuro e ad una dose accorta (forse troppo) di tutti gli ingredienti classici del genere. Il regista non inventa nulla di nuovo, si appoggia quasi esclusivamente sugli attori (nella media) che ha a disposizione, cercando volenterosamente in ognuno di loro le sfumature che inducano lo spettatore ad un’empatia genuina, ma riuscendoci compiutamente solo con la partecipe e commossa descrizione del personaggio del padre di Doss interpretato da uno straordinario Hugo Weaving (da antologia le due scene in cui manifesta ai figli tutto il suo livore per la loro decisione di arruolarsi), il quale funge da indimenticabile catalizzatore delle ferite insanabili che ogni conflitto bellico lascia nell’anima di coloro che hanno la fortuna di ritornare vivi dal fronte. Il resto e’ sicuramente un grande spettacolo confezionato tuttavia con un’enfasi patriottica troppo sbandierata che sbilancia inevitabilmente il racconto a favore di una prolissa ed involontaria retorica dell’eroismo che fa rimanere con il fiato sospeso nei momenti topici del sanguinoso conflitto con i giapponesi, precludendo pero’ ogni possibilita’ di avviare uno scavo psicologico di un qualche interesse.

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