Archivio film Cinema News — 10 Febbraio 2016

Titolo originale: La Corrispondenza
Lingua: inglese
Paese di produzione: Italia
Anno: 2016
Durata: 116 minuti
Genere: sentimentale, drammatico, thriller
Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Distribuzione: 01 Distribution (Italia)
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Massimo Quaglia
Effetti speciali: Renato Agostini, Mario Zanot
Musiche: Ennio Morricone
Costumi: Patrizia Bernardini
Interpreti: Jeremy Irons, Olga Kyrylenko, Simon Johns, James Warren, Shauna MacDonald, Oscar Sanders, Paolo Calabresi, Rod Glenn

Le stelle sono mortali, eppure conoscono meglio di noi il segreto dell’eternità. Pur dopo aver concluso il loro ciclo vitale, le stelle continuano a brillare. A ciò ambiscono gli uomini finchè un errore non manda in frantumi il sistema. “Il mio errore è stato non averti incontrata prima”, così il professore Ed Phoerum risolve l’enigma dell’umana caducità. La sua stella è arrivata tardi o forse le stelle sono solo belle illusioni per chi vive sulla Terra. “Bellezza è verità, verità bellezza: questo è tutto ciò che sai in Terra e tutto ciò che devi sapere”, scrisse all’inizio dell’800 un romantico inglese che morì giovane nella delusione o forse consolazione di non poter aver le sembianze di quell’amante dall’attica grazia che non potrà mai svanire, perché inciso nel marmo di un’urna greca. John Keats ci consigliava di credere alla bellezza, perché solo credendo alla verità della bellezza anche il misero uomo può conquistare un attimo di eternità.
È l’amore, il mistero e la magia che predispone l’ordine del firmamento per poi mandarlo nel caos. Il grande enigma sembra risolto nel momento in cui le stelle, gli astri e i pianeti si allineano in una corrispondenza di amorosi sensi. Giuseppe Tornatore guida una trama barocca sul filo dell’incredulità. La Corrispondenza è una sfida al concetto di infinito senza possibilità di vittoria.
Ed Phoerum (Jeremy Irons), sessantenne professore di astrofisica, intrattiene una relazione extraconiugale con una sua ex studentessa fuori corso, Amy Ryan dal volto di Olga Kurylenko: la fotomodella che prima di diventare l’ossessione di Tom Cruise in Oblivion, conquistò le copertine di Madame Figaro, Vogue e Marie Claire. Sms, chat, registrazioni video e chiacchierate via Skype legano i due in una corrispondenza 2.0 che sembra non avere limiti. Un evento decisivo segna indelebilmente il loro rapporto ma con l’aiuto di complici e di un efficiente piano di consegne del servizio postale, la corrispondenza supera i confini dello spazio e del tempo. Missive, lettere, pacchi, messaggi e video mantengono in vita anche chi rimane in cielo solo a brillare di un’antica luce.
Il regista siciliano porta sul grande schermo il suo romanzo La Corrispondenza, di cui firma soggetto, sceneggiatura e regia. L’idea di raccontare l’amore nella sua forma più drammatica, la distanza, non è nuova. La corrispondenza di Tornatore ricorda inevitabilmente P.S. I love you, ma lo humour e la leggerezza di Richard LaGravenese lasciano ora il posto al melodramma dai toni strazianti sulle sontuose note di Ennio Morricone.
L’amore dopo la morte, un’egoistica pretesa o una masochistica disperazione. Due punti di vista, due sfere, due mondi che non si incontrano mai, neanche dopo la loro fine. Il rincorrersi dei due personaggi che si guardano solo attraverso l’obiettivo di una telecamera progredisce con rigore e razionalità, senza quasi cedere mai al sentimentalismo. Tra realismo magico e romantica rêverie, Tornatore riesce a ingenerare nel pubblico quella sospensione dell’incredulità, che in fondo è il fondamento del cinema e il presupposto per accedere all’universo di Baarìa.
Incastonati l’uno dentro l’altro gli schermi di ogni inquadratura celano una scena nella scena come una matrioska. Verboso e cerebrale, il dialogo tra i due amanti rimanda sempre a un altro dialogo, in un vortice senza fine che si conclude nell’affermazione della gratuità delle parole. “Le parole non sono sempre necessarie, possono solo fare danno”, ripete il ritornello della canzone Enjoy the silence.
Se La migliore offerta sembrava condurre verso l’essenzialità, La Corrispondenza tesse un funambolico racconto per immagini che la maestria del regista riesce infine sempre a salvare. Quel labirinto senza uscita in cui si perde più volte Amy minaccia anche lo spettatore, che però è tratto in salvo dal rigore dell’impianto narrativo. L’esattezza della storia non lascia indugiare lo spettatore che così si abbandona al dramma cosmico, mentre Amy scopre l’errore nella narrazione di Ed Phoerum. L’esplosione della supernova, la Nebulosa del Granchio illuminano la via lattea della perdizione. Liquida e silente è la sofferenza di Amy nel disperato tentativo di far tornare in vita le stelle morte.

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