Archivio film Cinema News Registi — 16 Luglio 2016

Titolo originale: La danza de la realidad
Regia: Alejandro Jodorowsky
Soggetto: Alejandro Jodorowsky
Sceneggiatura: Alejandro Jodorowsky
Fotografia: Jean-Marie Dreujou
Musiche: Adan Jodorowsky
Montaggio: Maryline Monthieux
Cast: Brontis Jodorowsky, Pamela Flores, Jeremias Herskovits, Alejandro Jodorowsky, Bastián Bodenhofer, Andrés Cox, Adan Jodorowsky, Cristóbal Jodorowsky.
Produttori: Michel Seydoux, Moisés Cosío, Alejandro Jodorowsky
Durata: 130 min
Anno: 2013

Nord del Cile. Tocopilla. È qui che il visionario La danza della realtà, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico pubblicato nel 2006, prende vita. Attraverso questo film il regista cileno, a ventitré anni di distanza dal suo ultimo e controverso Il ladro dell’arcobaleno (con Cristopher Lee, Omar Sharif e Peter O’Toole), torna alla macchina da presa per raccontare al suo pubblico la storia della sua infanzia vista attraverso gli occhi e il cuore di un bambino ormai fattosi uomo. Così, nel 2013 realizza questa sua opera presentata sia al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs che al Torino Film Festival.

Alejandro Jodorowsky torna nei luoghi della sua infanzia lanciandosi, con piena consapevolezza, nel racconto della sua fanciullezza dipingendola – letteralmente – di colori, di sogni e di immagini combinando una bellissima e armoniosa danza in un perfetto equilibro tra realtà e finzione, tra fantasia e verità.

Attraverso le sue parole e le sue immagini il regista ci racconta del bambino che ancora porta in sé mostrandoci con un poco di ironia, con qualche risata amara e con tanta meraviglia la storia della sua vita, il suo rapporto con in genitori, con i (pochi) e (ir)reali amici, il suo desiderio di fuggire eppure l’amore per la sua terra e le sue origini. Così, il piccolo e il grande Jodorowsky ci presentano il padre Jaime (padre e marito autoritario, costantemente in lotta con il mondo facendo della sua severità e freddezza la sua corazza e la sua difesa, uomo che disprezza la dittatura e che cova in sé il desiderio di compiere un viaggio per uccidere il dittatore Ibañez) e la madre Sara (donna e moglie sottomessa al marito, remissiva, frustrata per non aver realizzato il suo sogno di fare di sé una cantante lirica). È in questo contesto familiare che viene a formarsi la personalità (anche artistica) del giovane Jodorowsky il quale vive lontano dai suoi coetanei (che si beffano di loro anche perché ebreo) preferendo loro i libri e gli interminabili, sconfinati viaggi della fantasia.

Jodorowsky, però, non si limita solo a raccontare, ma mostra la sua vita: la colora, la fa abitare da personaggi apparentemente sopra le righe, rubati a figurine e fumetti d’epoca e decisamente surrealisti dando voce anche alla sua passione per il circo, per i tarocchi, per quei personaggi alla Freaks di Tod Browning, ai loro profumi e a quelle atmosfere sospese nel tempo e nello spazio che solo una mente vivida, vivace, concreta può concepire, realizzare e creare. È in questo mondo ricreato su sé stesso che il regista cileno ricostruisce la sua famiglia realizzando quelli che erano i sogni dei suoi genitori: suo padre compirà quel lungo viaggio nel tentativo di assassinare il tiranno e sua madre “parlerà” esclusivamente cantando come fosse una soprano dando ancora un magistrale esempio di surrealismo e di tenerezza di figlio ormai divenuto padre e uomo maturo. Il film, infatti, pare essere un vero inno alla famiglia tanto che il regista coinvolge anche i propri i figli nel cast e nella realizzazione: il ruolo di Jaime è affidato Brontis Jodorowsky), quello di un anarchico ad Adan Jodorowsky (che si occupa delle musiche) e, infine, quello del Teosofo a Cristóbal Jodorowsky. Così facendo il regista sembra voglia far entrare la sua famiglia di oggi nella sua vita di ieri e per far questo, oltre a inserirsi nella narrazione supportando e sostenendo il bambino che era nei suoi momenti più cupi e difficili, si trasforma quasi in un traghettatore d’anime e del Tempo riuscendo perfettamente a non interrompere né l’equilibrio né il ritmo della narrazione ma, al contrario, rendendo questa sua opera ancor più tenera ed emotivamente potente.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *