Archivio film Cinema News — 22 Nov 2018

Titolo originale: Transit
Regia: Christian Petzold
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Christian Petzold
Fotografia: Hans Fromm
Cast: Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree, Barbara Auer, Matthias Brandt, Sebastian Hülk.
Produzione Florian Koerner von Gustorf, Michael Weber, Antonin Dedet.
Nazionalità: Germania, Francia
Anno: 2018
Durata: 101 minuti

Nella Francia occupata dai tedeschi si trovano diversi rifugiati che cercano di partire per gli Stati Uniti e scappare così dalle persecuzioni. Tra questi vi è anche Georg, giovane uomo che passa da Parigi a Marsiglia, dove cercherà di prendere una nave che lo porti in America. Nella città portuale, il protagonista prenderà l’identità di un noto scrittore e ne incontrerà la moglie, per la quale proverà presto una forte passione.

Tratto da “Transito”, romanzo scritto nel 1944 da Anna Seghers, “La donna dello scrittore” di Christian Petzold è un film che regge buona parte della propria messa in scena e dei propri contenuti su un’idea al tempo stesso semplice e originale: raccontare una storia tipica della seconda guerra mondiale (con personaggi che si vestono e si comportano come in quell’epoca) utilizzando però una scenografia contemporanea. Qui, infatti, da un lato vi sono gli abiti e le situazioni degli anni Quaranta, mentre dall’altro sono presenti i muri pieni di graffiti o la telecamera di videosorveglianza della Marsiglia odierna.
Un incrocio temporale che ha l’evidente intenzione di riflettere sulla ciclicità della Storia e creare dunque un parallelismo tra la situazione politica di ieri e quella di oggi, tra le migrazioni di quegli anni e quelle attuali, quindi tra i rifugiati che cercano di scappare dalla Germania nazista e i rifugiati siriani e africani che tentano di fuggire da guerre e carestie.

Una questione che viene confermata anche dal fatto che nel film la maggior parte dei personaggi non riescono a partire da Marsiglia sembrandone quindi quasi bloccati e imprigionati, tanto che qui la città francese diventa un luogo sospeso e atemporale, nella quale gli uomini e le donne vivono in un transito perenne e costante dal quale non possono uscire. Risulta dunque evidente che in quest’opera Marsiglia (e in parte Parigi) si fa metafora della Storia stessa, con le sue ricorrenze e le sue similitudini, con i suoi cicli e le sue ripetizioni, i suoi uomini e i suoi fantasmi.

Ma pur essendo prevalentemente politico, il lavoro dell’autore tedesco non rinuncia al tempo stesso a riflettere anche sul piacere e, soprattutto, sull’esigenza di raccontare delle storie, rilevandosi così come un titolo dagli intenti metanarrativi. Diversi elementi concorrono a tale aspetto tematico, dall’uso della voce narrante al manoscritto dello scrittore posseduto da Georg, fino alle varie vicende personali che alcuni rifugiati riferiscono al protagonista.

Una serie di elementi che rendono “La donna dello scrittore” un lavoro interessante e stratificato – ricco di testi e di sottotesti – che proprio per questo è stato accolto con entusiasmo all’ultimo Festival di Berlino, dove è passato in concorso.
Purtroppo però lo spessore intellettuale non viene qui eguagliato da una forma cinematografica altrettanto intensa e pregnante, a causa soprattutto di una messinscena emotivamente poco incisiva e di una fotografia dai colori piatti e quasi televisivi. Due elementi che stonano sia con il genere di riferimento (il mélo) sia il voice over prima citato, che avrebbe voluto trasmettere al film quella carica passionale e romanzesca che qui viene raggiunta solo parzialmente.
E non basta neanche l’omaggio a una delle pellicole più intensamente romantiche della storia del cinema come “Casablanca” (con cui l’opera ha in comune la situazione transitoria dei protagonisti) per rendere il lavoro del regista tedesco più vivo e coinvolgente.

“La donna dello scrittore” risulta dunque un film molto valido e complesso sul piano intellettuale al quale manca però quella necessaria incisività estetica e attrattiva che l’avrebbe reso un titolo più compiuto e riuscito, forse persino un capolavoro.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *