Archivio film Cinema Libri News — 29 Gennaio 2020

Titolo originale: La fameuse invasion des ours en Sicile

Regia: Lorenzo Mattotti


Soggetto: tratto dal romanzo di Dino Buzzati (La famosa invasione degli orsi in Sicilia, 1945)


Sceneggiatura: Jean-Luc Fromental, Thomas Bidegain, Lorenzo Mattotti


Cast: Tony Servillo (Leonzio), Antonio Albanese (Gedeone), Corrado Guzzanti (Salnitro), Andrea Camilleri (orso anziano)


Fotografia:


Montaggio:


Musiche: René Aubry


Produzione: Prima Linea Productions


Distribuzione: BIM Distribuzione


Nazionalità:  Francia, Italia


Anno: 2019

Durata: 82’

Il cantastorie girovago Gedeone e la sua piccola figlioletta Almerina si ritrovano nel bel mezzo di una tormenta di neve mentre stanno dirigendosi a Caltabellotta. Decidono così di trovare riparo in una caverna che, poco dopo, scoprono essere abitata da un grande e vecchio orso. Il gigantesco animale, svegliato dal letargo a causa del rumore, si palesa di fronte ai due spaventandoli a morte. Per evitare di farlo arrabbiare, Gedeone e Almerina decidono di intrattenerlo con la storia che sono soliti mettere in scena nelle loro esibizioni in piazza. Ecco quindi iniziare la vicenda de La famosa invasione degli orsi in Sicilia, ovvero la straordinaria avventura con protagonista il re degli orsi Leonzio, alla disperata ricerca del figlio Tonio, rapito dagli esseri umani e costretto a lavorare in un circo. Un’epopea quasi leggendaria, che mette al centro la storia del popolo degli orsi, un grande viaggio alla scoperta dei valori dell’amicizia, dell’unità e della solidarietà tra simili. Ma attenzione al colpo di coda finale…

Prodotto dalla francese Prima Linea Productions – insieme a Pathé, France 3, Indigo Films e Rai Cinema – La famosa invasione degli orsi in Sicilia vede il fumettista Lorenzo Mattotti cimentarsi dietro la macchina da presa nel suo primo vero lungometraggio.

Tratto dal celebre romanzo di Dino Buzzati uscito nel 1945, il film mette in scena la vicenda del Re Leonzio e dei suoi sudditi con uno stile grafico che Mattotti prende direttamente dalle suggestive illustrazioni realizzate dallo stesso Buzzati, presenti all’interno delle varie edizioni del suo libro. Uno stile leggero, semplice ma al contempo elegante che aiuta lo spettatore ad immergersi nelle splendide atmosfere da fiaba che permeano l’intera vicenda e che rimangono intatte nonostante alcune modifiche all’interno della trama (l’inserimento di personaggi come Gedeone, Almerina, dell’orso anziano, così come la loro collocazione e i loro rapporti con gli altri personaggi). Esattamente come accadeva nel romanzo dello scrittore veneto, infatti, la Sicilia rappresentata sullo schermo è in realtà un luogo immaginario con foreste rigogliose, alte cascate e montagne altissime, nel quale si muovono fantasmi, animali immaginari, personaggi surreali e mostri marini. Un luogo/non luogo che diventa il perfetto scenario nel quale rappresentare una delle più belle e autentiche storie d’amicizia mai narrate nella storia della letteratura, in perfetto e costante equilibrio tra una meravigliosa spensieratezza dal sapore infantile e una lieve malinconia capace di mantenere la storia ancorata al terreno. Ed è proprio la gradazione della malinconia a definire la distanza tra il romanzo e questo cartone animato: il film infatti presenta una dose di “sicilianità” molto più marcata rispetto alla connotazione del tutto surreale data da Buzzati nelle sue pagine: le voci di Antonio Albanese (Gedeone) – una sorta di urticante Cetto Laqualunque bis – e del compianto Andrea Camilleri (l’orso anziano della caverna) danno in questo senso un forte contributo sonoro alla collocazione geografica della storia che, a mio parere, soddisfa lo stereotipo dell’Italia meridionale un po’ magica e un po’ grottesca che molti stranieri conservano nel loro immaginario – ed ecco che, in questo senso, il versante francese della produzione – incarnato dal contributo alla sceneggiatura di Jean-Luc Fromental e Thomas Bidegain – ha probabilmente colorato con un esotismo non necessario quel magnifico ritratto senza tempo e senza luogo eseguito dal genio di Buzzati anni addietro. Dall’altra parte, la scelta di spezzare in due parti la vicenda affidando all’orso anziano lo sgradevole compito di narrare il finale dolceamaro – che con questo inserimento quasi a tradimento diventa in qualche modo subdolo – catapulta il film in un’atmosfera profondamente seriosa e fastidiosamente disfattista che rischia di farlo diventare una sorta di versione animata assolutamente non richiesta delle riflessioni del Principe di Salina sulla natura della condizione umana in Sicilia.

Tuttavia, nonostante questa fastidiosa ma superabilissima pecca, il film rappresenta un’ottima prova da parte Di Mattotti, capace di riprodurre sul grande schermo una delle storie più amate di Dino Buzzati, senza alternarne lo spirito asciutto ma nel contempo leggero.

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