Archivio film Cinema News — 07 marzo 2018

Titolo originale: The Shape of Water.

REGIA: Guillermo del Toro

ATTORI:  Sally HawkinsOctavia SpencerMichael ShannonRichard JenkinsDoug JonesMichael StuhlbargDavid HewlettNigel BennettNick SearcyMartin RoachLauren Lee SmithAllegra FultonJohn KapelosMorgan KellyMarvin KayeWendy Lyon

SCENEGGIATURA: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor

FOTOGRAFIA: Dan Laustsen

MONTAGGIO: Sidney Wolinsky

MUSICHE: Alexandre Desplat

PRODUZIONE: Bull Productions, Fox Searchlight Pictures, TSG Entertainment, Double Dare You Productions

DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox

PAESE: USA

ANNO: 2017

DURATA: 123 min.

Che forma ha l’acqua? La legge naturale vuole che, essendo un liquido, non abbia forma propria ma assuma quella del recipiente che la contiene.

Nel pianeta in cui il regista Guillermo del Toro è solito partorire le sue fantastiche storie, invece, l’acqua ha una forma ben definita e non è quella del mostro squamoso, dagli occhi sporgenti e dal colore azzurro-verde che in essa vive e da essa trae forza per sé ed energia vitale da donare. E’, piuttosto, la forma di un limbo in cui galleggiano le esistenze emarginate di un gruppo di individui le cui strade si incrociano, si intrecciano, si scontrano e si fondono.

In un universo parallelo immerso in colori prettamente acquei, sullo sfondo di una Baltimora del 1962 che si divide tra l’etichetta americana dei “favolosi anni ’60” e le problematiche razziali-sessuali, dentro il peggiore clima dettato dalla guerra fredda, si snodano le vite di Elisa (una donna resa muta dall’asportazione delle corde vocali subita da bambina), il suo vicino di casa Giles (un anziano talentuoso designer che, a causa della propria inclinazione omosessuale, resta senza lavoro), la sua collega Zelda (una donna di colore con una notevole dose di ironia e sense of humor nonostante l’emarginazione sociale dovuta al colore della propria pelle e alla presenza di un marito-padrone-fannullone); a fare da contraltare al trio dei “buoni”, ci sono poi gli uomini del laboratorio governativo in cui Elisa e Zelda lavorano come donne delle pulizie: il colonnello Strickland (uomo violento, gretto e senza scrupoli), il generale Hoyt (capo delle operazioni di ricerca che incarica il colonnello di vivisezionare la creatura sconosciuta), lo scienziato Hoffstetler (uomo di scienza ma anche spia russa con il compito di distruggere il mostro per sabotare le intenzioni degli americani). In mezzo, lui: il mostro, la creatura dalle sembianze in parte umane, in parte di animale marino. Il misterioso essere che desta terrore e disgusto in alcuni e ammirazione e amore in altri dei nostri personaggi.

E’ intorno a questa “entità” che la diversità e la solitudine assumono una forma ben identificabile, netta, chiara: ora dolorosa, ora piena di calore umano che si fa forza nella condivisione e nell’aiuto reciproco.

Un film che è una versione post-moderna della più classica fiaba de “la bella e la bestia” in cui la colonna sonora, così come l’acqua, ha il potere di rendere opache persino le peggiori crudeltà.

Una pellicola che, tra atmosfere che talvolta ricordano quelle del “favoloso mondo di Amélie” e talaltra quelle delle più classiche spy stories, porta lo spettatore a scoprire che i veri mostri, alla fine, sono quelli che posseggono un aspetto “normale”.

Dopo la vittoria riportata al festival di Venezia, il film di Del Toro si è accaparrato quattro Oscar: miglior film, regia, colonna sonora (Alexandre Desplat) e scenografia (Paul D.Austerberry).

 

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