Archivio film Cinema News — 31 maggio 2013

Ai nostri giorni esistono due Italie, due paesi diversi tra loro, talvolta opposti, accomunati solo dalla comune origine e cittadinanza.

C’è un Italia che lavora, che produce che, nonostante la crisi, si da da fare per superare le difficoltà, la burocrazia, lo sconforto che ormai sembra essersi impossessato di tutto il paese; c’è un’altra Italia invece che ama apparire più che essere, che vive di espedienti, talvolta sulle spalle della collettività, bigotta, piena di pregiudizi, di false certezze pronte a sgretolarsi alla prima difficoltà.

La prima Italia vive nell’ombra, dimenticata, sottovalutata dai media, quasi snobbata, ma vero motore del paese. La seconda Italia rappresenta la decadenza dei nostri tempi, fatta di festini, mancanza di etica e di valori.

Sorrentino nel suo ultimo film, “La grande bellezza”, ha voluto rappresentare questa seconda parte dell’Italia, una pellicola che non può non piacere al pubblico straniero che ritrova nel film luoghi comuni e stereotipi del bel paese in una Roma immobile, rappresentata in tutto il suo splendore e nel suo torpore.

La grande bellezza è un film da vedere perché, ci piaccia o meno, l’Italia di oggi è anche questo. Non c’è una storia, un plot, è quasi un docufilm. Realizzare un’opera cinematografica pare quasi una copertura per Sorrentino che vuole in realtà dipingere la decadenza di Roma e del bel paese.

Le inquadrature, le scenografie, i paesaggi catturati sono magistrali, così come fanno riflettere molti dialoghi.

Non ho potuto non notare – deformazione professionale? – il pietoso ritratto del panorama editoriale italiano contemporaneo. Il protagonista, Jep Gambardella, scrittore di un unico grande romanzo, da anni in attesa di scrivere un nuovo romanzo sul nulla (“Non c’è riuscito Flaubert, posso riuscirci io?), riempie le sue giornate collaborando per un rotocalco di moda. Frequenta il suo salotto la scrittrice italiana media, cinquantenne, autrice di undici libri per piccoli editori, piena di certezze e in realtà frustrata per la sua condizione.

Il cinema nostrano dovrebbe iniziare a rappresentare anche l’altro volto del paese, recuperare la realtà quotidiana fatta di cose concrete e non di eccessi, dovrebbe tornare ad avere un ruolo sociale e trasmettere ciò che ancora di bello, unico e straordinario c’è in Italia.

Francesco Giubilei

@francescogiub  

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