Cinema News — 19 giugno 2014

Titolo: La leggenda di Kaspar Hauser
Regia: Davide Manuli
Sceneggiatura: Davide Manuli
Fotografia: Tarek Ben Abdallah
Montaggio: Rosella Mocci
Scenografia: Giampietro Preziosa
Costumi: Ginevra Polverelli
Musiche: Vitalic
Cast: Vincent Gallo, Claudia Gerini, Elisa Sednaoui, Silvia Calderoni, Fabrizio Gifuni, Marco Lampis
Produzione: Blue Film, Shooting Hope Productions
Distribuzione: Meidaplex
Nazionalità: Italia
Anno: 2012
Durata: 95 minuti

Nella primavera del 1828 un ragazzo misterioso appare in una piazza di Norimberga. Sa dire solo poche parole e sa scrivere solo il suo nome: Kaspar Hauser. Riesce a nutrirsi unicamente di pane e acqua e reagisce con irruenza e paura a qualsiasi stimolo sensoriale, ma la sua vista funziona benissimo al buio. Divenuto una sorta di pubblica attrazione e affidato poi alle cure del professor Daumer, il ragazzo impara pian piano a comunicare e infine la sua terribile storia viene alla luce: è cresciuto in completo isolamento, incatenato in una cella buia. Si ipotizza quindi che si tratti di un giovane principe vittima di un intrigo dinastico, eventualità accreditata anche dal tragico epilogo della vicenda: Kaspar Hauser subì infatti una brutale aggressione e in seguito venne ucciso da un assassino che rimase ignoto.

La storia singolare di Kaspar Hauser non ha mai cessato di affascinare studiosi, scrittori e registi, a cominciare da Werner Herzog che nel 1974 dedica un film (L’enigma di Kaspar Hauser) al cosiddetto “ragazzo d’Europa”. A distanza di molti anni Davide Manuli, regista italiano indipendente, si mette alla prova con il medesimo soggetto, scegliendo una chiave interpretativa e stilistica assolutamente personale, insolita, libera da ogni condizionamento.
Con un bianco e nero terso e limpido La leggenda di Kaspar Hauser mette in scena e stigmatizza pochi bizzarri personaggi in un non-luogo quasi desertico, ovvero una Sardegna svuotata, lunare, sconfinata. Il protagonista Kaspar Hauser – corpo inerte portato a riva dalle onde che poi si “risveglia” – è descritto come un essere fragile, straniato, che si nutre di musica tecno; la scelta di farlo interpretare da una donna (Silvia Calderoni, attiva soprattutto in ambito teatrale, vincitrice del Premio Ubu 2009 come Migliore Attrice Under 30) rende la sua figura obbligatoriamente androgina, accentuando la sua alterità rispetto all’universo circostante ed estremizzando così la sua indecifrabilità. Accanto a lui/lei un Vincent Gallo sopra le righe nel doppio ruolo di pusher/sceriffo che è una caricatura di se stesso: vistosamente “travestito” da sceriffo americano, grida in un inglese strascicato e punta la pistola allo specchio. Oltre a Drago (Marco Lampis) e a una sensuale veggente (Elisa Sednaoui, modella e attrice già vista in Indigène D’Eurasie di Sharunas Bartas) troviamo poi un prete dall’accento barese che ha l’aria di un bandito (Fabrizio Gifuni) e una bizzosa Claudia Gerini nel ruolo della granduchessa nerovestita.

E’ un film surreale quello di Manuli, giocato in un mondo di finzioni scoperte, in cui l’assurdo impera riscrivendo le logiche della messa in scena che rifiuta la mimesi della realtà, alla quale si preferisce una sintesi astratta, simbolica e scarna, ma allo stesso tempo immaginifica e allucinatoria. La scelta di campo del regista, radicale e netta, viene dichiarata fin dal principio del film, quando dopo alcune didascalie (isola, anno zero, luogo x, mare y), sulle note fredde dell’elettronica di Vitalic, vediamo tre dischi voltanti solcare il cielo sconfinato; sotto di essi, una pianura riarsa dove un Vincent Gallo in bianco (che ricorda Elvis) sembra quasi chiamarli e attenderli.
Rappresentazione di una rappresentazione (con Gallo che ridicolizza e cita il western), La leggenda di Kaspar Hauser lascia forse qualche dubbio relativo alla solidità e alla profondità di un’operazione così estrema e inconsueta che tuttavia trova proprio nella sua originalità e nella sua completa libertà espressiva il suo maggior pregio.

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