Archivio film Cinema News — 09 dicembre 2013

Titolo: La mafia uccide solo d’estate

Genere: Commedia

Regia: Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif)

Cast: Cristiana Capotondi, Pif, Ginevra Antona, Claudio Gioè, Alex Bisconti, Rosario Lisma, Barbara Tabita

Durata: 90 min.

Nazionalità: Italia, 2013

Pif non delude con il suo primo lavoro cinematografico. Un film di ottima fattura: breve ma intenso, una trama semplice ma efficace ai fini narrativi. Non è il solito lungometraggio sulla Mafia, crudo, con una drammaticità trita e ritrita, tipica di questo genere. Un film per tutti, leggero, ironico, senza troppe ricamature e critiche politiche che potrebbero distogliere lo spettatore dal fine ultimo del film. E’ la storia della mafia in Sicilia, le sue crudeltà, i suoi assassinii, le bombe, le scorte, le auto blindate, l’omertà della gente.
La vicenda racconta la storia di Arturo, un bambino Palermitano, concepito nello stesso palazzo dove ebbe luogo la strage di viale Lazio, nella stessa notte. Da allora la vita del protagonista sarà profondamente legata a quella degli attentati mafiosi e divisa a metà tra due forti passioni: Flora la compagna di cui è innamorato, e Giulio Andreotti definito costantemente “l’amico degli amici”, un vero modello di vita per il piccolo siciliano, che aspirava a un futuro da giornalista. Gli anni passano e Arturo cresce in una Palermo sempre più sotto il giogo della malavita di Totò Riina e di persone che “non hanno visto niente”. Il protagonista in primis sembra non dare troppo peso alla “guerra” tra stato e mafia fino alle drammatiche morti di Falcone e Borsellino che risveglieranno una coscienza popolare in tutti i Palermitani, facendo sperare in un futuro meno cinico e più sotto il controllo di persone non corrotte. Pif non si complica la vita con una regia ed un montaggio troppo complicati, rimane su una linearità scolastica che però rende bene l’idea di cronaca e di realtà dei fatti.
“La mafia uccide solo d’estate” è soprattutto questo, non una palese denuncia al mondo della criminalità organizzata, ma la semplice narrazione dei fatti che dagli inizi degli anni ottanta fino al 1992 hanno cambiato la storia d’Italia, lasciando così lo spettatore libero di trarre le conclusioni del caso, sebbene quest’ultime siano oggettive. Particolare e ben riuscita la scelta di rappresentare le cosche mafiose come un gruppo di personaggi simpatici per la propria ignoranza, per nulla angosciati dalla legge o turbati dagli investigatori che li cercano. Divertente è la scena di un Totò Riina alle prese con il telecomando del condizionatore, mentre per le strade di Palermo la gente per bene soffre per il troppo calore. Il Cast non presenta grossi nomi, tuttavia lavora in perfetta armonia con il periodo e le tematiche scelte. La Capotondi nel ruolo che ormai più le appartiene della ragazza bella ed intelligente risulta credibile, mentre Pif purtroppo dimostra di essere più bravo dietro la cinepresa che davanti. Una menzione particolare va fatta ai bambini che recitano per una buona oretta del film riuscendo ad essere divertenti e convincenti allo stesso tempo. Concludendo, il film è sicuramente uno dei più riusciti riguardanti la malavita, come ha dichiarato lo stesso Presidente del Senato Pietro Grasso, che è tornato apposta al cinema dopo quasi venticinque anni di assenza per motivi di sicurezza. Pif, con una storia originale, riesce bene a travestire una tragedia nostrana in commedia e a far divertire il pubblico senza far mai dimenticare, tuttavia, che dei fatti raccontati si ride per non piangere. Anzi, ci si potrebbe sentire in colpa per aver riso della stupidità di alcuni mafiosi che, proprio con la semplicità con cui salutano la gente per strada, uccidono i magistrati. Gli ultimi minuti del film sono quasi un piccolo sollievo per tutti gli assassinii che il regista ci racconta, quasi come a voler vedere un futuro più ottimista per Palermo stessa, per i suoi cittadini e per l’Italia intera. Significativo il fatto che Arturo, ormai padre, racconti a suo figlio appena nato chi fossero Falcone, Borsellino, Giuliano e tutti gli uomini che con coraggio affrontarono la mafia in Sicilia e che sono caduti nell’adempimento del loro compito. Il futuro di questa guerra, allora, è nelle mani dei giovani. Per questo motivo non sarebbe una cattiva idea che lo stesso film venisse poi divulgato nelle scuole italiane, dati gli alti valori che insegna passando dritto dal nostro cuore.

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