Cinema News — 10 marzo 2014

Titolo: La mia classe
Regia: Daniele Gaglianone
Soggetto: Daniele Gaglianone
Sceneggiatura:  Gino Clemente,  Claudia Russo, Daniele Gaglianone
Cast: Valerio Mastandrea,  Bassirou Ballde, Gregorio Cabral, Mamon Bhuiyan, Jessica Canahuire Laura
Fotografia:  Gherardo Gossi
Montaggio: Enrico Giovannone
Scenografia: Laura Boni
Produzione: Gianluca Arcopinto,  collaborazione con Rai Cinema
Nazionalità: Italia
Anno: 2013
Durata: 95 min.

La mia classe,  presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “Giornate degli autori” è ambientato in una scuola serale al Pigneto, il famoso quartiere multietnico  di Roma. Valerio Mastandrea interpreta un volenteroso maestro che in modo creativo e divertente cerca di insegnare la lingua e la cultura italiana ad un gruppo eterogeneo di stranieri.

Gaglianone, che in passato ha girato numerosi documentari, ha creato un film dalla struttura complessa in cui si intersecano due livelli non subito riconoscibili:  da una parte la fiction che ricostruisce la situazione “tipo” di una lezione di italiano  e dall’altra  la presunta “realtà”  che svela la lavorazione del film attraverso l’entrata in campo della troupe. L’aspetto paradossale è che le scene di finzione, basate su dialoghi improvvisati, risultano molto più verosimili e genuine di quelle “rubate” sul set.

A prima vista  La mia classe è facilmente accostabile a docufiction  quali  Être et avoir (2002) di Nicolas Philibert  o Entre les murs (2008) di Laurent Cantet dove l’intera azione si svolge in un’aula scolastica e i protagonisti sono attori non professionisti. Ma il film mostra similitudini evidenti anche con  L’orchestra di Piazza Vittorio (2006) di Agostino Ferrente, che narra la genesi della nota orchestra multietnica.  Anche nel film di Gaglianone vengono interpellati direttamente uomini e donne migranti che svelano le loro paure e speranze, quasi sempre modeste (un permesso di soggiorno e un lavoro ben retribuito) come se i grandi sogni li avessero lasciati nella loro terra d’origine, sepolti sotto le macerie di rinunce e rivoluzioni.

La mia classe  offre la preziosa possibilità di confrontarsi senza stereotipi con “lo straniero”, un’entità parzialmente sconosciuta all’italiano medio. Sono i migranti che si vedono tutti i giorni sui mezzi pubblici, quelli che lavorano nelle case come badanti, gli stessi che si cuciono la bocca dentro i CIE (Centri di identificazione ed espulsione), luoghi infernali in cui si sa quando si entra ma mai quando si esce.

Valerio Mastandrea, aggiunge al personaggio del maestro un’ironia e una sensibilità particolari,  qualità che ha dimostrato ripetutamente in questi anni attraverso il  suo impegno (sociale) in progetti culturali atipici. Peccato che il film, che dovrebbe avere un’ampia diffusione,  per esempio nelle scuole o in Tv, non riesca nemmeno a trovare una normale distribuzione e venga proiettato solo nei cinema dei circuiti indipendenti o negli spazi occupati.

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