Cinema News — 22 gennaio 2013

Virgil Oldman è un rinomato antiquario e battitore d’aste, ossessivo,raffinato e arido nei rapporti interpersonali.

L’incontro  con Claire, una giovane agorafobica lo porterà all’autodistruzione .La miglior offerta racconta una kafkiana e claustrofobica passione amorosa nella storia del melodramma. Basta vedere la prima mezz’ora del film e si capisce subito che Tornatore e il suo protagonista Virgil  si intendono a meraviglia. Giuseppe Tornatore si affida, come ne La sconosciuta e Una pura formalità, a una patina europea per narrare un thriller psicologico pieno vortici dell’anima.Il regista siciliano realizza così un viscerale melodramma dicevamo che mescola modelli letterari come Franz Kafka, Charles Dickens (Claire come la reclusa in casa di “Grandi speranze”), una riflessione sull’ossessione per Internet imposta dalla tecnocrazia e l’incomunicabilità.

Al centro di un film così ambizioso sta salda dunque la sceneggiatura attorno alla quale ruota l’architettura narrativa-dopotutto la magione di Claire  ricca di sculture neoclassiche e mobili dell’Ottocento, dopo i due protagonisti è il terzo personaggio della narrazione- con tutte le sue implicazioni etiche e soprattutto estetiche. I modelli di riferimento sono per la messinscena i noir degli anni quaranta tipo La fiamma del peccato di Billy Wilder e la donna  totemica-statuaria del giapponese Blind Beast di Masumura , densi di passione autodistruttiva, come quella che pervaderà il protagonista.

Già nella sequenza d’apertura Virgil con le sue manie patologiche come i guanti da igienista per non toccare gli altri e l’idiosincrasia verso il proprio compleanno anticipato, marca subito il punto nodale del suo personaggio:il rapporto dialettico fra vero e falso, fra forma e sostanza. Nel raccontare una passione devastante  La migliore offerta riesce ad essere un’indagine nell’inconscio, un ragionamento sul potere della forma artistica e individuale, un saggio sulle mille declinazioni della scopofilia, uditiva quando i due amanti si parlano divisi dal muro, visiva quando lui  osserva Claire di nascosto dietro la statua. Pur con toni sfumati, l’autore inserisce continui rimandi  che ribadiscono l’ambiguità di Claire verso il suo mentore. L’animo in tumulto della giovane agorafobica è il risultato di un approccio ipocrita e borghese che ha generato in lei una rivoluzione interiore. In questo caso la voglia di guarire Claire da parte di Virgil, si tramuta in congegno organizzativo per affermare che a volte la generosità funziona più dell’autodisciplina.Come diceva Orson Welles f come falso.

Voto:8

 

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