Cinema News — 15 gennaio 2013

Giorgio Ferroni, uno dei maestri del western italiano, diresse anche due importanti horror gotici: Il mulino delle donne di pietra (1960) e La notte dei diavoli (1972), due pellicole molto diverse fra di loro ma entrambe fondative del genere, rispettivamente per gli anni Sessanta e Settanta. Grazie alla Rarovideo, finalmente anche il secondo film gode di un’eccellente distribuzione in dvd (la prima in assoluto).

La vicenda del film è narrata in flashback dalla mente del protagonista Nicola (Gianni Garko), ricoverato in manicomio: smarritosi in una campagna della Jugoslavia, trova soccorso presso una misteriosa famiglia, che vive nel terrore di qualcosa. Presto scoprirà che nei dintorni si aggira un wurdalak, un essere “non morto” che trasforma gli altri in suoi simili. Tutta la famiglia è vittima dell’orrendo contagio, mentre lui riesce a salvarsi dandosi alla fuga; ma la sua mente, ormai, è irrimediabilmente compromessa. La notte dei diavoli è, in sostanza, un remake in stile anni Settanta de I Wurdalak, secondo episodio del film I tre volti della paura (1963) di Mario Bava, un’altra pietra miliare del genere. Il soggetto (che nel film di Ferroni è firmato da Eduardo Manzanos Brochero) è basato su un racconto di Aleksej Tolstoj, incentrato appunto su queste inquietanti creature, apparentemente umane ma in realtà entità maligne, a metà strada fra zombi e vampiri, che contagiano le persone amate per tenerle in eterno con sé. L’episodio baviano durava circa mezzora, mentre La notte dei diavoli quasi un’ora e mezza, il che espone il film di Ferroni ad alcuni rischi. In certi momenti, effettivamente, la pellicola risente di una certa lentezza, ma l’espediente della narrazione in flashback e la grande cura di tutti gli aspetti del linguaggio cinematografico la rendono comunque un ottimo prodotto, sicuramente uno dei migliori horror gotici degli anni Settanta. Dopo le numerose pellicole del genere prodotte nel decennio precedente, il pubblico e i registi sentivano la necessità di sperimentare qualcosa di nuovo: l’ambientazione temporale viene spostata dall’Ottocento alla contemporaneità, la censura permette di mostrare scene più esplicite di sangue e di erotismo, e a tutto questo si aggiungono atmosfere oniriche, con inquadrature “flou” e musiche romantiche, sospese nel tempo, ma al contempo inquietanti e spesso accompagnate da vocalizzi femminili.

La notte dei diavoli si colloca proprio al punto di transizione fra il gotico più classico degli anni Sessanta e lo stile del nuovo decennio. Ne La notte dei diavoli, a dire il vero, l’erotismo non è molto accentuato (anzi, è uno dei film più “casti” del periodo): i punti di forza sono costituiti soprattutto dalle atmosfere angoscianti (Ferroni gioca molto sulla perturbante alternanza fra “visibile” e “non visibile”), dall’ottima interpretazione di Gianni Garko (indimenticabili alcuni suoi primi piani allucinati) e dagli effetti speciali ad opera di Carlo Rambaldi (in particolare, ricordiamo la decomposizione “in diretta” dei wurdalak uccisi). Ne La notte dei diavoli si crea una “magica” sinestesia fra immagine e musica. I tetri paesaggi dove si svolge la vicenda (fra boschi, cimiteri e case diroccate) e i volti dei personaggi sono valorizzati dalla fotografia di Manuel Berenguer Serra, mentre la splendida colonna sonora è firmata dal maestro Giorgio Gaslini. Il motivo principale, che sentiamo fin dai titoli di testa e che ritorna spesso nel film (in differenti variazioni) è il cosiddetto “tema di Sdenka”: è la tipica musica da gotico anni Settanta di cui si parlava in precedenza, malinconica e inquietante, accompagnata da bellissimi vocalizzi femminili (eseguiti, in questo caso, da Edda Dell’Orso).

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