Cinema News — 13 gennaio 2013

TITOLO: La pelle che abito

ANNO: 2011

DURATA: 117 minuti

GENERE: Drammatico, Thriller

REGIA: Pedro Almodóvar

CAST: Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Jan Cornet, Roberto Álamo

Ansiolitico e sconcertante “La pelle che abito” è un film che entra nel profondo della psiche umana, scavando nei più remoti angoli.

Basato sul romanzo “Tarantola” di Thierry Jonquet, il film racconta la storia di Robert Ledgard, un chirurgo estetico, rimasto vedovo a causa di un incidente stradale in cui la moglie Gal viene gravemente ustionata. Le cure amorevoli del marito riescono a salvarla ma non a restituirle il suo meraviglioso corpo. Un giorno Gal, sentendo la figlia Norma cantare in giardino, si alza dal letto per godere meglio del suo canto e, per la prima volta dopo l’incidente, si vede riflessa nel vetro della finestra. La visione la sconvolge a tal punto che decide di gettarsi nel vuoto, suicidandosi sotto gli occhi della figlia. Sconcertato e distrutto dall’accaduto, Robert dedica la sua ricerca scientifica a costruire un prototipo di pelle artificiale, elastica e comoda, ma allo stesso tempo molto resistente.

Il destino gli offre quella che sembra un’ottima occasione, e lui, senza rimorsi la coglie. Norma, dopo la morte della madre aveva sviluppato una fobia verso gli altri e così Robert per scuoterla la porta al matrimonio di una sua paziente. Qui Norma conosce Vicente e con lui si nasconde in giardino per baciarlo, tuttavia il ragazzo, sotto effetto di stupefacenti tenta di andare oltre, contro il volere di Norma. La ragazza si ribella e così Vicente, dopo averla colpita con uno schiaffo, la lascia a terra svenuta. Il padre trova la ragazza in quello stato, ma ormai è troppo tardi, la sua mente è stata deviata dall’accaduto, tanto da farle associare lo stupro con la figura paterna. Norma viene internata e Robert può attuare il suo piano.

Dopo accurate ricerche Robert scopre chi è il responsabile e così rapisce Vicente e ne fa il suo burattino personale, utilizzando come cavia per i suoi esperimenti. Come prima cosa lo priva del suo sesso, eseguendo una vaginoplastica e successivamente lo sottopone a molti altri interventi di chirurgia plastica nella sua villa/clinica privata, fino a rendere Vicente una copia della defunta moglie Gal. Da quel giorno in poi Vicente diventa Vera e si ritrova a vivere nella pelle di una donna a lui sconosciuta, che rischia di fargli perdere il lume della ragione. Tuttavia Vincente cerca con tutto se stesso di non dimenticare chi era, scrivendo e disegnando sui muri della sua stanza/prigione. Si strappa i vestiti da donna che Robert vuole fargli indossare e tenta diverse volte il suicidio.

L’unica persona a conoscenza della prigionia di Vicente/Vera è la governante di Robert, Marilia, che ne è complice. Un giorno, in assenza di Robert, arriva nella villa Zeca, figlio di Marilia, un criminale psicopatico. Vedendo negli schermi di sorveglianza Vicente/Vera e credendo si tratti della defunta Gal si precipita da lui/lei e lo/la stupra. Zeca e Gal erano stati amanti un tempo, ed i due stavano giusto fuggendo insieme quando ci fu l’incidente. Nel frattempo Robert torna a casa e prontamente spara a Zeca, uccidendolo. Solo successivamente Marilia rivelerà che Robert e Zeca sono entrambi suoi figli, cresciuti però in condizioni socio-economico completamente differenti.

A seguito dello stupro Robert dichiara Vicente/Vera libera. Ma lui/lei decide di restare, sembra essersi arreso/a al corso degli eventi e addirittura innamorato/a di lui e quella notte dormono insieme. Tra i due inizia quella che sembra una vera e propria relazione, fino a quando, una notte Vicente/Vera ruba la pistola del dottore e uccide lui e la madre Marilia.

Finalmente il ragazzo può scappare e tornare dalla sua famiglia. Entra nel negozio di vestiti della madre, che in tutti questi anni non ha mai smesso di cercarlo, e le rivela che lui in realtà è Vicente, costretto a (soprav)vivere in quella nuova pelle.

Vidi questo film l’anno scorso, una sera, da sola e ricordo che mi sconvolse moltissimo, la varietà dei temi affrontati e la brutalità dei modi mi ha scioccata a tal punto da non voler più sentir parlare di questo film per mesi. Ora, a distanza di tempo, analizzo le mie reazioni iniziali affermando la grandezza di Almodòvar, ancora una volta. Bravissimi gli attori, tra i quali spicca un sensazionale Antonio Banderas, in grado di calarsi in ogni ruolo. Geniale la scelta di raccontare i fatti cronologicamente incrociati, in modo da confondere ulteriormente lo spettatore, fino a restituirgli alla fine una visione d’insieme che toglie il fiato. Qual è il limite tra genio e follia? Questo l’interrogativo che ci pone la figura del dottor Ledgard, mosso e diviso dalle sue stesse emozioni. Affascinante e angosciante al tempo stesso la figura di Vicente/Vera che, nonostante tutti gli abusi subiti, riesce ad isolare la sua mente, a pensare al suo corpo come fosse un involucro e in questo modo mantenere una certa integrità psicologica.

Un film che lascia senza parole, anche dove di parole da dire ce ne sarebbero moltissime. Una visione che lascia addosso un mix di perversione e angoscia, ansia e depravazione, che non potete assolutamente perdere..

FRASE: “Cosa non può ottenere l’amore di un pazzo?”

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 8

 

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