Archivio film Cinema News — 09 Novembre 2015

Titolo: La promessa del sicario
Regia: Max Ferro
Soggetto e sceneggiatura: Enzo Dino, Stefano Bianco, Ferdinando Vetere e Max Ferro
Cast: Enzo Dino, Stefano Bianco, George Hilton, Ferdinando Vetere, Max Ferro, Antonio Castronovo, Mery Rubes, Elisa Muriale, Letizia Iannelli, Diana Sorina Costantin, Ulla Alasjärvi, Nicola Gurgoglione e Giuseppe Cristofaro
Fotografia: Anthony Melle e Luigi Mancuso
Musiche: Giovanni Puocci, brani di Barbara Puppo, The Shadowhunters e Sweaty Skin
Produzione: Blue Screen Film
Nazionalità: Italia
Anno: 2015
Durata: 93 minuti

A Torino e provincia una valigia dal prezioso quanto misterioso contenuto fa gola ad una serie di personaggi della criminalità: Ombra, i killer Brandon e Fabrice, l’ambiguo Michael Fabiani e il boss Victor Torres e la sua pupa Samantha, scatenando così una lotta senza esclusione di colpi. Questa in sintesi la trama de La promessa del sicario,terzo lungometraggio di Max Ferro, regista, editor e sceneggiatore torinese, fieramente indipendente, che nei suoi film tende a configurare l’ascesa e la caduta del cinema di genere in Italia. Questa sua ultima fatica dal prologo in medias res è una sorta di parabola noir sul Mac Guffin, di hitchcockiana memoria, dispositivo narrativo, il cui il motore virtuale e pretestuoso innesca l’intrigo action, un qualcosa che per i personaggi del film ha un’importanza cruciale, attorno al quale si crea enfasi, ricerca spasmodica, violenza e brama di possesso. Si dirà che i personaggi sono stereotipati o poco caratterizzati nella loro amoralità, ma a Ferro e al produttore Castronovo interessa soprattutto l’azione, alla maniera del thriller adrenalinico, che impazza soprattutto nel cinema americano di oggi, giusto per allestire una messinscena da prodotto facilmente esportabile anche sui mercati esteri.La parabola mette in scena una caccia frenetica e dunque è permesso anche pedinare, tradire, uccidere e rubare con la legge che resta una chimera. Come nelle linee forza futuriste, la velocità e il movimento conducono qua il montaggio verso l’astrazione, distillando una ricerca espressiva mai banale nonostante il budget risicatissimo . Per Ferro come per gli artisti del Futurismo la velocità è ripetizione, il movimento una sequenza di immagini che si susseguono uguali l’una accanto all’altra. Questo non è un demerito per chi scrive beninteso: Ferro non cerca una forma unica nella continuità dello spazio, tendendo sempre a scomporlo tramite locations sottoutilizzate dal nostro cinema come via Mensa a Venaria, l’albergo Golden Palace, quartier generale di Torres (l’iconico Hilton si presta al gioco divertito e divertente) e via Pietrino Belli. Come le figure di inseguiti ed inseguitori che appaiono e scompaiono incessantemente., moto e luce distruggono la materialità dei corpi e dunque la malavita rifiorisce senza cadere fortunatamente nel tarantinismo. In questo La promessa del sicario appare come un film formalmente compatto nella riproposizione continua dei dubbi dilanianti e ossessivi sull’avidità umana.Ma per chi non ha denaro non c’è scampo e rimasto a secco è condannato a morte.
In definitiva si tratta di uno spettacolo godibile, con qualche iniezione ironica che non guasta (uno dei killer chiama “sfitinzie” le ragazze nella sequenza in discoteca) e un ritmo indiavolato soprattutto nella prima parte. Con tanto di Mexican stand off al Golden Place fra i rivali, al servizio di un realismo ipertrofizzato verso un finale tutt’altro che scontato. La Blue Screen Film di Ferro & Castronovo ha lanciato la sua intrigante sfida:vedremo gli sviluppi futuri.

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