Cinema News — 18 agosto 2013

ATTORI: Aurelia Poirier, Django Schrevens, Sam Louwyck, Gil Vancompernolle

PRODUZIONE: Bo Films, Entre Chien et Loup, Molenwiek Film, Unlimited
DISTRIBUZIONE: Nomad Film
PAESE: Belgio, Francia, Olanda 2012
DURATA: 93 Min

SINOSSI: IN UN PAESINO NELLE FIANDRE LA NATURA COLLASSA E COMINCIANO A SCARSEGGIARE LE RISORSE ALIMENTARI. DUE ADOLESCENTI NE APPROFITTANO PER RIBELLARSI

 

Come sanno tutti i realizzatori di film catastrofici per andare avanti bisogna tornare indietro. E lavorare sopratutto sull’identità e sulle posizioni: lezione molto chiara ai due registi Jessica Woodworth e Peter Brosens, che stabilisce un nuovo ordine locale scaturito dalla sindacalizzazione dell’anomalia della natura. Questo film, presentato a Venezia 2012, racconta il mondo disfunzionale di una piccola comunità. Ma è evidente che siamo di fronte ad un ipertesto del catastrofismo contemporaneo, anziché ai conflitti socio-politici fra fiamminghi e valloni senza mai rompersi e anzi capace di dilatArsi ogni volta di più per fagocitare il fagocitabile. Una specie di antidoto ai disaster movies di Hollywood, visto che il film metabolizza teatrino dell’assurdo, visionarietà e surrealismo(v. le sequenze del contadino e il pollo).

Così il mondo fintamente ordinato della piccola comunità è ben presto imploso, innervandosi su di un pathos immanente e alieno, con l’ aggiunta di un’altra declinazione dell’apocalisse: quella caratteriale. Meglio questa è stata scoperta:tensioni nelle dinamiche interpersonali ed esplosione dei pregiudizi peculiari nei microcosmi. La coppia di registi gioca al rilancio, senza filosofeggiare, ma filma un’idea di mondo che si sviluppa intorno ad evoluzioni inattese (la ribellione dei due adolescenti), senza preoccuparsi di suturare ferite umane o spirituali. Non è un film estetizzante ma sobrio e classico nella messinscena, in quanto nel montaggio si cristallizzano numerosi piani sequenza. Il film è sofisticato è intelligente, sottile, colto (per dirne una dispiega leopardianamente ed ermeticamente una logica della citazione senza cadere nel già visto); La quinta stagione intercetta preoccupazioni e spauracchi, lavora su un rinnovato senso dell’inquietudine, solletica il nostro piacere per il brivido e per l’immaginazione di altri mondi all’interno del nostro, come quello di questo paese belga in cui spazio e tempo sono annichiliti o insufficienti a spiegare il mondo stesso e traduce l’instabilità dell’individualismo nella nostra società.

La quinta stagione con la sua apocalisse serpeggiante e colma di malinconia,visioni chimeriche e riflessi opachi non seppellisce un bel niente, riesuma soltanto identità, esistenze passate, segreti e misteri. Forse dopo la sua visione ci si manifesterà l’opportunità arcaica per superare o reinventare il nostro modo di conoscere e pensare il mondo, a fronte di condizioni percettive e cognitive che appaiono profondamente mutate ed è possibile che la morte come palingenesi ne sia parte integrante.

Voto:8

 

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