Archivio film Cinema News — 10 gennaio 2018

Come da un po’ di anni a questa parte (ormai è diventata una consuetudine) nel periodo natalizio torna nelle sale cinematografiche con il suo nuovo film, un caposaldo della comicità e del cinema hollywoodiano, meglio conosciuto con il nome d’arte Woody Allen, tanto da esser considerato da buona parte della stampa italiana come il “cinepanettone secondo Allen”, alla stregua di registi come Neri Parenti, Carlo e Enrico Vanzina e Fausto Brizzi. Allen molto probabilmente ci scherzerebbe sopra su questo simpatico – ma poco veritiero – accostamento, d’altronde dell’ironia e dell’autoironia ne ha fatto un vanto. Ne ha fatta un’arte.
Ad Allen ed ai suoi lavori è stato detto di ogni, dall’inizi della carriera fino ad oggi, in particolare gli vengono mosse delle critiche assai insensate quanto prive di conoscenza dell’autore stesso: “Allen è un vecchio imbolsito che non sa più come si dirige un film” o “Questo nuovo film di Allen è peggiore rispetto al precedente” e così via. Queste accuse (purtroppo o per fortuna) sono iniziate in un determinato momento della sua carriera professionale, più precisamente nell’anno dell’uscita di “To Rome with Love”, un film che fece discutere tantissimo per la sua conclamata bruttezza (per chi scrive il lungometraggio di Allen ha più di un punto di interesse), un film spartiacque che diede modo ai detrattori di sbandierare ai quattro venti il proprio odio nei suoi confronti e decretare la fine della carriera cinematografica di Woody Allen. D’allora è stato ingiustamente vessato ed ostracizzato per ogni suo lavoro, le sue opere sono state screditate prima del tempo e al solo scopo di distruggere una lunga e prolifica carriera lavorativa.
All’anagrafe attualmente come Heywood Allen, moltissimi anni fa come Allan Stewart Königsberg, il regista non si è mai dato per sconfitto e nonostante le critiche impietose ha continuato diritto per la sua strada fino ad arrivare ai giorni nostri, nel 2017, con una produzione Amazon (aveva già collaborato nel 2016 partorendo una miniserie tv di sei episodi dal titolo “Crisis in Six Scenes” e un film dal titolo “Café Society”, in Italia distribuito dalla Warner Bros.) dal cast altisonante: Kate Winslet, Justin Timberlake, Juno Temple e Jim Belushi, intitolata Wonder Wheel (in italiano con il sottotitolo de La ruota delle meraviglie).
Wonder Wheel per il geniaccio newyorkese, di famiglia ebraica, è la 53esima regia se si prendono in considerazione anche le regie televisive e se si esclude il film che deve uscire nel 2018 “A Rainy Day in New York”; insomma sembra proprio inarrestabile ed ancora con la “voglia” di raccontare la vita attraverso i suoi occhi e quelli dei suoi emblematici, carismatici e talvolta eccentrici protagonisti.
Personaggi che in Wonder Wheel assumono, forse in alcuni segmenti più che in altri in maniera lampante, i connotati di persone qualunque, i classici vicini della porta accanto, amici di lunga data; quei dannati – ma al contempo – magici personaggi potremmo essere benissimo noi (spettatori) che vediamo raffigurate sul grande schermo le nostre paure, insicurezze ed ossessioni, così da diventare parte integrante della storia narrata. Questa è la grande illusione che è il Cinema.
Titolo più esaustivo non ci poteva essere, difatti il film è assimilabile ad un grande luna park ricco di molteplici eventi concatenanti e che si ripetono al solo battito di ciglia; perdersi al suo interno è magnificamente facile. Una ruota che gira e rigira su se stessa senza mai variare il suo lento ed inesorabile movimento ondulatorio. D’altro canto è una ruota delle meraviglie.
In Wonder Wheel c’è la riscoperta dell’io interiore e del nostro/loro passato (il personaggio maestoso interpretato da Kate Winslet ne è un esempio limpido), un passato che incombe all’improvviso scatenando i dissapori e le disavventure (l’amore-odio fra Kate Winslet/ Jim Belushi, altro personaggio interpretato da un magistrale Jim Belushi, e Kate Winslet che tentò di diventare un’attrice) da tempo sopite grazie ad un presente più che pessimista ed ad un futuro più che incerto. Si nota anche una forte e dirompente riscoperta di Allen a livello personale, visioni e letture che si fanno per la prima volta dopo anni vicine e coese. La ruota delle meraviglie è una seconda giovinezza per Allen. Un elisir di lunga e prosperosa vita.
L’Allen di Wonder Wheel è un Allen colmo di speranze e propenso ad un cambiamento per certi versi non necessario, ma che serve soprattutto per continuare a stare al passo coi tempi lasciando intatta la sua poetica fanciullesca che sempre lo ha contraddistinto nell’olimpo degli autori più poliedrici di sempre.
Proprio per accendere questa nuova speranza e riavviare i bollenti spiriti, Allen si è affidato ad uno dei direttori della fotografia più rinomati ed affermati sulla piazza, Vittorio Storaro che ha impreziosito il film con il suo gioco di luci inconfondibile. Non è la prima volta che i due collaborano, già in passato, vedi “Café Society”, confermando ancora una volta questo binomio pressoché perfetto.
Ad usufruirne maggiormente di questo incredibile effetto di è Kate Winslet, che in questo film è semplicemente divina, donandoci un’interpretazione mai vista prima e degna dell’Oscar. Non da meno sono gli altri interpreti, tra i quali spicca Jim Belushi come scritto qualche rigo sopra.
Wonder Wheel è l’ennesimo stupefacente film di un grande maestro del cinema, che ogni anno non smette mai di stupire e di emozionare lo spettatore con le sue semplici e allo stesso tempo incredibili storie. E’ un Woody Allen che ancora sa come rivolgersi allo spettatore. Un Allen che nonostante la sua veneranda età dimostra di avere lo smalto di un tempo, come se il tempo per lui si fosse bloccato in un limbo eterno.
Un vero stacanovista e appassionato dell’arte in generale come pochi in circolazione.
Noi (sia stampa che pubblico) non possiamo fare altro se non attendere il suo prossimo progetto in uscita.

 

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