Cinema News — 22 novembre 2012

Sfarfallii, fuori fuoco ed errori di altro genere non ci disturberanno più mentre osserviamo rapiti le avventure dei nostri eroi del grande schermo. Il caratteristico rumore del proiettore, la “pizza” e le terribili interruzioni durante i dialoghi per l’intervallo, saranno solamente un ricordo ora che la pellicola è stata surclassata e lascerà entro il 2015 il posto al digitale con una completa standardizzazione della distribuzione.

Quanti spettatori saranno abbastanza attenti da accorgerne? Oltre a qualche cinofilo particolarmente attento la cosa probabilmente passerà inosservata, e di quel supporto in cellulosa che Méliès, visionario regista, colorava fotogramma per fotogramma non rimarrà più nulla. Un’innovazione piuttosto silenziosa, quindi, che non traumatizzerà in nessun modo lo spettatore medio, a differenza di più eclatanti precedenti come il colore o il 3D.

Già a partire dal 2013 negli USA, in Giappone e in Australia il passaggio al digitale sarà completato e per il 2015 non vi sarà più alcun film distribuito su pellicola, come ci informa l’istituto americano IHS Screen Digest. Secondo le stime, nel nostro paese, a fine ottobre su 3814 sale ben 1950 hanno già compiuto il salto comunque in ritardo rispetto ai cugini d’oltralpe (da loro sono al 90%).

Quali sono i vantaggi?

Ovviamente questo salto permetterà una riduzione dei costi, offre la possibilità di utilizzare i cinema per proiettare non solo film ma anche eventi e prodotti di altro genere, permette un aumento delle prestazioni e annullerà anche i costi di trasporto materiale visto che arriveranno direttamente all’esercizio attraverso la rete internet.

Ma qual’è il prezzo del progresso? Un proiettore di nuova generazione costa tra i 50mila e i 90mila euro, una cifra che non tutti i gestori di sala potranno permettersi costringendo così alla chiusa quei piccoli esercizi che magari sono parte integrante della città ove sono nati. Ma non si può frenare il progresso.

Il sonoro, il colore, il montaggio digitale, il 3D sono tutte innovazioni che hanno lasciato un segno tangibile ed indelebile nella storia e nell’essenza stessa del cinema, non si può tornare indietro. Alcuni registi come Peter Jackson, che ha girato “Lo Hobbit – un viaggio inaspettato” a 48 frame al secondo, hanno accolto in pieno questo nuovo mezzo decisi a sfruttarne tutte le potenzialità. Altri, invece, come Christopher Nolan difendono ancora la pellicola dichiarando come il cinema non possa sussistere senza questo supporto che lo definisce.

Volenti o nolenti il cambiamento è in atto, dalla primavera del 2013 Fujifilm bloccherà la produzione dell’impianto di Ashigara, e non ci resta altro se non assistervi impotenti sperando che il numero delle vittime sia contenuto. Gli unici superstiti, in ogni caso, saranno le pellicole destinate ai grandi festival, qualche vecchio reperto da archivio e qualche particolare edizione prodotta per essere conservata, visto che paradossalmente il 35mm è da tempo il più sicuro e affidabile dei supporti per il futuro.

La morte della pellicola è ormai decretata ma lasciamo che siano solamente i nostalgici a piangere sulla sua tomba, il futuro del cinema è il digitale capace senza dubbio di sorprenderci con le sue mirabolanti potenzialità!

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