Archivio film Cinema News — 14 aprile 2015

Titolo originale: The Disappereance of Eleonor Rigby – Her; The Disappereance of Eleonor Rigby – Him
regia: Ned Benson
sceneggiatura: Ned Benson
fotografia: Christopher Blauvelt
montaggio: Kristina Boden
musica: Son Lux
interpreti: Jessica Chastain, James McAvoy, Jess Weixler, Sasha Eden, Ryan Eggold, Bill Hader, Ciarán Hinds, Isabelle Huppert, William Hurt
produzione: Unison Films, Division Films, Dreambridge Films, Myriad Pictures
distribuzione: Koch Media
origine: USA, 2013
durata: Him 89’ minuti; Her 100’

 

Con alle spalle qualche cortometraggio, l’americano Ned Benson passa al lungometraggio nel 2013 con un esperimento piuttosto curioso: girare due film contemporaneamente, con il medesimo cast, raccontando la stessa vicenda presentata però da due punti di vista diversi e complementari, quelli dei due protagonisti Eleanor (un’affascinante Jessica Chastain) e Conor (James McAvoy). Al centro del dittico sta proprio la storia tormentosa e malinconica della loro crisi di coppia, seguita a un evento terribile che ha portato le loro vite a un bivio.

Un uomo e una donna alle prese con la sofferenza, il ricordo, il senso di abbandono e la speranza di ritrovare, nonostante tutto, una serena “normalità”. Insieme o da soli. Ma ognuno dei due – come è ovvio – vive e sente i medesimi eventi in maniera differente e personale, e tra questi due diversi modi di sentire si genera lo scarto a tratti incolmabile che mette a dura prova legami e sentimenti. Questo è l’input che permette allo sguardo del regista di scindersi in due, per portare avanti una doppia esplorazione, procedendo su due binari paralleli.

Ne viene fuori un’opera interessante soprattutto in termini linguistico-narrativi, che punta molto sugli slittamenti percettivi e sull’effetto di reiterazione e déjà vu insiti nell’idea attorno a cui il film viene costruito. Per questo, la successiva versione La scomparsa di Eleanor Rigby – Them, che taglia e cuce assieme i due capitoli filmici per comporre un unico lungometraggio, perde sicuramente qualcosa rispetto al dittico, a cominciare dalla freschezza dell’intuizione registica dalla quale tutto si sviluppa. E ciò avviene soprattutto perché a ben guardare la nota più originale dell’opera è proprio questa, dal momento che per il resto la strada sui cui si procede (anche stilisticamente), seppure solida e sensata, si rivela sotto molti aspetti già battuta.

Film di emozioni trattenute, svelate a poco a poco, The Disappereance of Eleonor Rigby è fatto di penombre dense e costanti, ora morbide ora cupe. A livello narrativo, elegge a norma l’ellissi, la sospensione, il non-detto. Scelte di sceneggiatura, queste ultime, che assieme all’idea di scindere/raddoppiare il racconto risultano funzionali e vincenti.

A fianco dei due protagonisti figura un valido cast in cui spiccano Isabelle Huppert e William Hurt nel ruolo dei genitori di Eleanor: lei una figura materna sui generis, a suo modo distaccata e un po’ sopra le righe, lui un padre affettuoso e presente che cerca di oltrepassare la dura corazza che sembra ormai proteggere l’emotività della figlia.
Ottima, va sottolineato, la prova attoriale della Chastain, nel ruolo di una donna al contempo fragile e coraggiosa, sempre in bilico tra l’esigenza di rinnovarsi e andare avanti a costo di grandi rinunce e la tentazione forte di abbandonarsi autolesionisticamente alla disperazione e all’angoscia. Il suo tentativo di non farsi travolgere dagli eventi in atto si concretizzerà in parte, come suggerisce il titolo che cita la nota canzone dei Beatles, in una fuga, in un allontanamento dalle cose che non è frutto di paura o insicurezza ma piuttosto coincide per lei con la volontà – ferma, impellente – di raccogliersi in se stessa per fronteggiare e comprendere, fino in fondo, il dolore.

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