Archivio film Cinema News — 27 Ottobre 2015

Per saecula saeculorum ci sono due tipi di commedia: quelle edificanti e quelle ciniche. Basta vedere poche inquadrature di La solita commedia per capire come questo lungometraggio appartenga al secondo gruppo. Borghesucci capricciosi che s’impuntano su cibi che non hanno ordinato la ristorante, maleducazioni reiterate come sbarrare la strada a chi deve scendere dal bus e aberrazioni quotidiane come l’assuefazione convulsa allo smartphone, sfilano davanti ad un nuovo Virgilio e un redivivo Dante , che osservano la vita italica 2.0
L’opera più ambiziosa del duo Fabrizio Biggio & Francesco Mandelli non risparmia gag folgoranti come quelle di Minosse parlante in napoletano, che non sa in che girone piazzare stalker ed hacker con la complicità del fido Gargiulo, al posto del dantesco Caronte. Anche perché dell’idioma dantesco nei dialoghi c’è ben poco: la nostra lingua ha ammaliato musicisti come Mozart, mentre i due autori optano per il linguaggio dei buzzurri, che non è necessariamente il pubblico a cui si rivolgono i comici. I registi/sceneggiatori cercano a tutti i costi il vilipendio alla religione con l’incontro fra il padreterno e Lucifero, un briefing aziendale per ristrutturare l’inferno, visti i nuovi tipi di peccatori che si sono affacciati sul nostro pianeta. Peccato che Carmelo Bene e Dario Fo stanno altrove e forse non fanno parte del background culturale dell’intrepido duo. Per sicurezza Dante viene spedito nell’ Italia renziana, il paese più allo sbando che ci sia. Qua l’Onnipotente fuma e sorseggia whiskey- lo faceva già nello stesso ruolo Groucho Marx nel delirio pop di Skidoo di Otto Preminger-e in un ‘assemblea plenaria viene deliberato che il sommo Dante Alighieri, che di aldilà è un esperto per i suoi trascorsi letterari, in missione sulla Terra deve monitorare le nuove tipologie di peccatori, per realizzare il progetto. Niente di che rivoluzionare il genere insomma: piuttosto un’oscillazione fra gag idiote come quella del reclutamento di Virgilio,per il cognome grazie ad un citofono e altre più sofisticate (l’assalto dei clienti al bancone del bar per la colazione mattutina e la pubblicità invasive), accompagnate da campi lunghi, dove la mdp è statica sul treppiede.
I due registi puntano piuttosto sulla tecnica dell’accumulo, scarnificando la sintassi filmica. Diviso in gironi il viaggio metropolitano è scandito da eventi che si snodano nell’arco di pochi giorni, mettendo faccia a faccia i due viandanti ma al dunque, anziché Dante e Virgilio qua si confrontano due disperazioni.
Gli ingredienti per il crudele sarcasmo ci sono ma utilizzati con una regia piatta e monocorde, a tirare su il risultato è semmai il nichilismo privo di speranza della coppia.

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