Cinema News — 10 giugno 2013

Nel rapporto patologico fra l’iper-possessiva Ann e le sue allieve a cui insegna l’arte di imbalsamare le farfalle, sta  una donna colpevole di aver traumatizzato la vera figlia negli anni dell’adolescenza con i suoi comportamenti folli e paranoici. Così la giovane promessa dell’horror italiano Zarantonello da Vicenza, legge nella sua trasferta americana le dinamiche malate che attraversano la maternità, adattando al cinema un romanzo scritto di proprio pugno. Una metafora amara   che ruota intorno ad Ann,potentissima figura femminile, che non poteva che essere incarnata dall’immensa Barbara Steele, nostra signora del gotico italiano, che ritorna in grande stile, figura incapace di stabilire un legame felice con le sue ragazzine, non esitando ad eliminare chiunque si frapponga fra di lei e loro.Film classico nella messinscena, privo di quei risibili effetti digitali che i coetanei di Zarantonello utilizzano inutilmente per inquietare lo spettatore, con un occhio all’adolescenza orrorifica del Stephen King di “Carrie”,  dalla scrittura sobria e rigorosa di Luigi Sardiello, direttore della rivista “Filmaker’s Magazine”, che contrabbanda quel tema dell’intreccio, che Dara Marks ha definito fatal flaw, ossia quando un personaggio si appiglia ostinatamente ad un sistema di sopravvivenza obsoleto e inservibile. L’anziana Ann infatti resiste al cambiamento, coltivando una misantropia offuscata dall’hobby dei lepidotteri, rintanata nel suo appartamento come la strega nel bosco delle fiabe.Un tratto psicologico che è anche l’elemento di connessione con il tema a cui si oppone, quello della normalità latente.La sua vicina di casa ad esempio è madre snaturata, bada poco alla figlia Julie, presa com’è dalle sue avventure amorose. L’operaio che esegue i lavori in casa (il davidlynchiano Ray Wise) è un avido quanto un usuraio. Il fatal flaw di Ann è anche dunque il manicheismo, che la illude di dividere il suo microcosmo in vittime e carnefici, invece lei è la perversione fatta persona, meglio una persona non realizzata sul fronte degli affetti familiari e con la figlia, che per colpa sua è finita in analisi, vive una relazione problematica. La sua adesione ad un’ideologia della giustizia la porta ad inviduare nelle madri indegne, nemiche da annientare, in un gioco del massacro familiare, ben tematizzato dal new horror americano dei Settanta. Le sua nevrosi nascono da un senso di frustrazione, manifestandosi nella follia omicida e nella possessività materna.L’azione conflittuale è il perno della sceneggiatura, il conflitto viene instaurato, come concatenazione degli eventi vissuti dai personaggi. Sicchè quando la vediamo brandire una mazza, bramosa di sangue, un brivido ci attraversa la schiena, visto che il crescendo psicologico è inesorabile. Tutto si ricongiunge in un climax,che compone e scompone le relazioni interpersonali per quello che a mio avviso è il più grande horror italico degli ultimi tempi. Nella convinzione che la prossima volta un talento come Zarantonello abbia a disposizione un budget più elevato per poterci allietare con i suoi incubi familiari.

Voto:9 

 

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