Archivio film Cinema News — 26 Gennaio 2015

Titolo originale: The Theory of Everything
Regia: James Marsh
Soggetto: Jane Wilde Hawking
Sceneggiatura: Anthony McCarten
Cast: Eddie Redmayne, Felicity Jones, Emily Watson, Charlie Cox, David Thewlis, Harry Lloyd
Fotografia: Benoit Delhomme
Montaggio: Jinx Godfrey
Scenografia: John Paul Kelly
Produzione: Working Title Films
Distribuzione: Universal Pictures
Nazionalità: Regno Unito
Anno: 2014
Durata: 123 minuti

Presesentato in anteprima italiana al Torinofilmfestival 2014 e tratto dalla biografia Verso l’Infinito dell’ex moglie dello scienziato Stephen Hawking, in cui racconta la conoscenza, storia d’amore e cura durante la malattia del professore e diretto da James Marsh il cui nome è noto ai cinefili per il documentario Man on Wire (2008), sull’impresa realizzata dal funambolo Philippe Petit che camminò su un cavo teso tra le due torri gemelle di New York (nel 1974), La teoria del tutto è un film con limiti evidenti.
Stephen Hawking (Eddie Redmayne), giovane cosmologo dell’università di Cambridge in cerca di un argomento per il dottorato, conosce ad una festa Jane (Felicity Jones), laureata in lettere, e se ne innamora, ricambiato. Mentre si appresta a lavorare su una nuova teoria riguardante la nascita dell’universo gli viene diagnosticata la malattia, incurabile, del motoneurone, che colpisce i muscoli volontari e li atrofizza causandone la morte. Nonostante (o forse per questo motivo) i dottori prevedano due anni di vita rimanenti, Jane non lo abbandona, lo sposa, lo incoraggia a lavorare e divulgare le sue idee, gli da tre bambini. Il tempo passa e Jane, tra difficoltà varie, si innamora di un altro, a cui rinuncia per il marito. Sarà Stephen a lasciarla andare.
I limiti evidenti sono a livello di trama: si tralasciano moltissime possibilità che la vita del professore offre, alcune suggestive come le teorie scientifiche o il rapporto scienza/fede, altre meno conosciute ma altrettanto interessanti come i suoi schieramenti politici e le lotte per i diritti, per focalizzarsi sulla difficoltosa storia d’amore con la prima moglie, sulla malattia che non blocca i sogni, sull’amore che vince su tutto. Non è un film su Stephen Hawking, ma su sua moglie (d’altronde ha scritto lei il libro da cui è tratto il film); non è un film sulla scienza ma sull’amore. E per questo fin troppo banale, già visto, un trita e ritrita simile a tantissimi prodotti cinematografici osannati al momento dell’uscita e poi finiti, volenti o nolenti, nel dimenticatoio. Impossibile non paragonarlo ad A Beautiful Mind di Ron Howard, con alcune scene quasi identiche come la visione delle stelle sul ponte e un andamento della storia similare (genio- amore- ostacolo- amore) quasi fino al finale. Una storia romantica che deluderà gli scienziati, annoierà i cinefili e commuoverà i sentimentali. Al netto di tutto ciò ci sono due motivi per cui La teoria del tutto merita di essere guardato e, soprattutto, ricordato: la strepitosa, incredibile, memorabile interpretazione di Eddie Redmayne nei panni del professor Hawking e la scena finale (dopo la frase sui figli). Redmayne, per lo più attore teatrale con parti secondarie nel cinema, ricordato principalmente nel ruolo dell’aiuto regista nel biopic Merilyn, è Stephen Hawking, si muove come lui (ha trascorso parecchi mesi con una ballerina professionista per imparare a comandare tutti i muscoli del corpo), sorride come lui, offre una interpretazione incredibile che gli è già valsa il Golden Globe e sicuramente, senza dubbi, gli varrà l’Oscar. La scena finale, a ritroso nel tempo come la prima teoria di Hawking, che ripercorre, con la bellissima musica di Jóhann Jóhannsson, i tratti salienti della sua storia d’amore fino al primo sguardo con Jane, è tutto. Forse un po’ lungo per quello che ha da dire, ma non per questo noioso. Da vedere.

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