Archivio film Cinema News — 29 giugno 2018

Titolo originale: Logan Lucky
Regia: Steven Soderbergh
Genere: Commedia
Sceneggiatura: Rebecca Blunt
Fotografia: Peter Andrews
Cast: Channing Tatum, Adam Driver, Daniel Craig, Hilary Swank, Katie Holmes, Riley Keough.
Produzione: Gregory Jacobs, Mark Johnson, Channing Tatum, Reid Carolin.
Nazionalità: Stati Uniti d’America
Anno: 2017
Durata: 119 minuti

Jimmy e Clyde sono due fratelli che vivono in condizioni economiche e umane disagiate: il primo è un operaio che è stato appena licenziato e che deve dei soldi all’ex moglie, mentre il secondo è un barista reduce dalla guerra in Iraq, da cui è uscito privo di un braccio. Per risollevarsi dalle loro situazioni, i due progettano una rapina alla Charlotte Motor Speedway, da attuare durante l’attesa gara di auto “Coca-Cola 600”. E per fare ciò, chiedono aiuto a Joe Beng, un esperto in esplosioni attualmente in carcere che coinvolgerà anche altre due persone. Tra errori, difficoltà e un po’ di fortuna, il piano andrà avanti.

Con “La truffa dei Logan” Steven Soderbergh torna dietro la macchina da presa dopo circa cinque anni di assenza per realizzare un film per certi aspetti vicino a uno dei suoi più grandi successi commerciali: “Ocean’s Eleven”.
Infatti, i due lavori non hanno in comune soltanto l’appartenenza al medesimo sottogenere (il caper movie, ovvero i film sulle rapine), ma anche la particolarità del furto che gli “eroi” devono realizzare, che in entrambi è da commettere in un sotterraneo segreto mentre fuori si sta muovendo una piccola folla di persone (nei Logan per la corsa automobilistica, in Ocean’s per il casinò).
Ma se la pellicola con George Clooney e Brad Pitt puntava su una squadra di “professionisti del crimine” e su un contesto lussuoso e altamente tecnologico, Logan Lucky ambienta la propria vicenda nel contesto proletario dell’America profonda, quella che ha subito maggiormente i danni provocati dalla crisi economica e dalle guerre in Medio Oriente, e che alle ultime elezioni presidenziali ha votato massicciamente per Donald Trump.
È dunque evidente che in questo caso il furto ha per i protagonisti la doppia funzione di miglioramento socioeconomico e di rivalsa morale nei confronti di un Paese che li ha abbandonati e impoveriti.

Tutti elementi che rendono palese quanto l’ultima fatica di Soderbergh intenda sfruttare dei meccanismi narrativi già collaudati per raccontarci parte degli States contemporanei, avvicinandosi per tipo di ambientazione a “Bubble”, titolo più piccolo e indipendente nel quale l’autore ha affrontato alcuni aspetti dell’America di provincia.
Un’operazione che nel complesso funziona, in quanto il film riesce a trattare argomenti drammatici con toni leggeri e divertenti, sempre sgangherati e mai patetici o retorici. Merito di una sceneggiatura abbastanza buona (anche se difetta di qualche passaggio narrativo forzatamente intricato, soprattutto nella seconda parte), di un montaggio efficace e di un’ottima squadra di attori, che va da Adam Driver a Channing Tatum, da Hilary Swank a un ironico Daniel Craig nella parte del “professionista” di esplosioni Joe Beng.

Il risultato è infine migliore del “modello originale” “Ocean’s Eleven”, in quanto laddove l’opera precedente era a tratti fredda e macchinosa nel suo insistere su ricchezza, tecnologia e professionismo, questa – grazie anche ai personaggi sfortunati e agli ambienti proletari – riesce a costruire invece un racconto contemporaneamente stratificato e divertente, nel quale vi sono numerose gag e situazioni paradossali.
Una serie di caratteristiche che rende positivo il ritorno sul grande schermo del regista, il quale – pur non firmando un lavoro perfettamente oliato – riesce a superare un suo “vecchio” successo e a raccontarci in modo scanzonato ma non banale una parte degli States contemporanei.

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