Archivio film Cinema News — 20 dicembre 2013

Quando il poliziesco nazionale decide di prendersi sul serio, è capace di sfornare opere dense e stratificate che anche se non sono destinate a diventare dei classici, si innestano in una vicenda di disagio collettivo.
Un elemento che se da un lato rimanda al polar francese, dall’altro metabolizza problematiche della sociologia italiana.
Percio il regista Bruno Oliviero possiede una discreta padronanza della messinscena e con “La variabile umana”, ben accolto al festival di Locarno 2013, ma dai magri incassi in sala, riconfigura nella nostra cinematografia il noir, senza rinunciare ad un intento metaforico.
La trama è inizialmente interessata a ricucire lo strappo avvenuto nei rapporti interpersonali fra l’ispettore Monaco (Silvio Orlando) e la figlia Linda, mentre il poliziotto indaga sull’omicidio di un imprenditore.
Da qui in avanti gli ingredienti del genere non scimmiottano la spettacolarità all’americana ma prediligono semmai gli intrecci letterari alla Renato Olivieri, scrittore cult del giallo milanese per la serie sul commissario Ambrosio.
Sarà dunque un caso che i cognomi del regista e della fonte d’ispirazione siano quasi omonimi?
Chi ama Olivieri ritroverà in questa pellicola le pause di riflessione tipiche dei personaggi dello scrittore veneto.
Monaco come quegli anti-eroi della carta stampata, predilige i silenzi, il modo di guardare, come se pensasse ad altro; ha un colore esangue, quasi un pallore da malato.
Nel paesaggio milanese ogni albero è quasi sempre spoglio, proprio come in “Largo Richini”, uno dei capolavori di Olivieri.La mente è affollata di 1000 pensieri e si è disconnessi dalla vita reale.
Oliviero poi fa benissimo a sperimentare Orlando in un genere come questo e vince la scommessa, visto che l’attore napoletano tratteggia la figura di un burocrate kafkiano con profondità drammaturgica mista allo spiazzamento in cui versa il suo personaggio.
Un perdente sul lavoro e negli affetti a cui da man forte il solito grandissimo (in tutti i sensi) collega Giuseppe Battiston
Sciveva Olivieri “In pochi conoscono una Milano come questa”, quella delle ragazzine fatte di coca e alcool aggiungeremmo noi ed è quello che ci viene in mente, dopo aver visionato uno pochi film italiani riusciti del 2013.

Voto:8

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