Cinema News — 09 marzo 2013

Accattivante fin dal titolo, La vendetta degli anti-eroi esplora e analizza in dettaglio la cinematografia del danese Nicolas Winding Refn, uno dei più geniali registi contemporanei, e uno dei pochi in grado di fronteggiare lo strapotere del cinema americano.

La collana di cinema Split-Screen (edizioni Il Foglio Letterario) mette così a segno un altro colpo sensazionale, consentendo di far conoscere a studiosi e cinefili questo autore appassionante e complesso. La formula scelta è quella, molto diffusa ed efficace, del “libro collettivo”, composto cioè da vari saggi scritti da autori differenti. Oltre al francese Laurent Duroche (autore della prefazione), troviamo nomi affermati della critica italiana, come Fabio Zanello (curatore del libro insieme a Stefano Giorgi), Domenico Monetti, Marco Cacioppo e Mariangela Sansone, ma anche (e questo è uno dei grandi meriti della collana) bravissimi critici emergenti.

Uno dei pregi del volume, che salta subito all’occhio appena lo si apre, è la struttura immediatamente comprensibile: biografia e filmografia dettagliata di Refn, prefazione di Duroche, introduzione ai film e alle tematiche trasversali, e in seguito undici capitoli dedicati ciascuno a uno specifico film, Pusher, Bleeder, Fear X, Pusher II, Pusher 3, Bronson, Valhalla Rising, Drive (Bleeder, Valhalla Rising e Drive sono oggetto, ciascuno, di due capitoli). Essendo un libro composto da saggi scritti da autori diversi, inevitabilmente lo stile di scrittura non è omogeneo, ma questo deve essere visto come un pregio, non un difetto: non è, infatti, un’opera narrativa, ma un saggio di critica cinematografica, ed è giusto che ciascuno analizzi i film, li interpreti e li racconti in modo del tutto personale. Troviamo dunque alcuni capitoli dal carattere più divulgativo e semplice da comprendere, altri scritti in modo più “astratto” e complesso, ma tutti assolutamente rigorosi e professionali. In tal modo, il cinema di Refn viene analizzato dettagliatamente in tutte le sue forme ed evoluzioni: comune a tutti gli autori è la constatazione di come, nel regista danese, cinema e vita siano sempre in stretto rapporto.

Fabio Zanello, nel suo capitolo dedicato a Pusher II, coglie l’occasione per esprimere un importante concetto di carattere più generale: cioè sfatare il mito secondo cui Nicolas Winding Refn sarebbe il “Quentin Tarantino danese”. In realtà, come fa notare Zanello, “l’autore danese condivide al massimo certamente una massiccia verbosità”, ma le similitudini si fermano qui: ad eccezione di Bleeder, Refn non fa un uso così forte ed esplicito del citazionismo, e il suo cinema è improntato a un realismo spesso quasi documentaristico, lontano dunque dalle “contorsioni temporali” di Tarantino.

Il cinema di Refn è un cinema d’autore a tutti gli effetti, pur sembrando “di genere” (noir, thriller, epico, d’azione), perché ogni film è un’espressione autentica di un suo pensiero e stile personale: anzi, potremmo dire, è espressione di alcuni aspetti della sua stessa personalità, che danno origine a profonde analisi psicologiche, sociologiche e anche filosofiche. Il titolo suggestivo La vendetta degli anti-eroi è pienamente giustificato dal fatto che l’universo refniano è popolato sempre da outsider, figure ai margini della società in cerca di una rivincita, quasi sempre destinata a fallire (piccoli e grandi delinquenti, carcerati, antichi guerrieri, uomini qualsiasi alle prese con un fallimento esistenziale). Utilissimo, per chi vuole iniziare ad approcciarsi al suo cinema, è il capitolo introduttivo, scritto da Mariangela Sansone, che percorre in sintesi la cinematografia del regista analizzandone dettagliatamente l’evoluzione e le tematiche trasversali.

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