Archivio film Cinema News — 25 Settembre 2017

Titolo originale: Tarde para la ira.

REGIA: Raúl Arévalo

ATTORI: Antonio de la Torre, Louis Callejo, Ruth Díaz, Alicia Rubio,Manolo Solo.

SCENEGGIATURA: Raúl Arévalo, David Pulido.

FOTOGRAFIA: Arnau Valls Colomer.

MONTAGGIO: Ángel Hernández Zoido

MUSICHE: Vanessa Garde, Lucio Godoy

PRODUZIONE: Agosto la Película, La Canica Films

DISTRIBUZIONE: Bim Distribuzione

PAESE: Spagna

ANNO: 2016

DURATA: 92 min.

Parlare di un thriller senza svelarne la trama è sempre complicato. Meglio, dunque, soffermarsi sui personaggi, sulla loro umanità e su come un giovane regista riesca a rendere l’idea del carattere di ognuno di essi attraverso la scelta di riprese che stanno “addosso” agli attori come una seconda pelle, permettendo allo spettatore di guardarli come gli stessero davanti in carne e ossa.

Il film si apre così, con la ripresa effettuata in piano sequenza dall’interno dell’automobile in panne che mostra l’ansia e il frenetico tentativo di farla partire di Curro, l’autista di una gang di ladri in fuga dopo una rapina. La macchina finisce per schiantarsi e Curro, a causa del disastroso incidente, viene arrestato e condannato a 8 anni di prigione.

Fuori lo aspetta Ana, la sua donna, che insieme al fratello gestisce un bar. Un giorno, al bar arriva Josè, un uomo taciturno e riservato che aiuta economicamente Ana e il fratello con i debiti del locale.

La sua esistenza e quella di Ana si incontrano e si intrecciano.

Giunge così, quasi repentinamente, il giorno in cui Curro esce di prigione e spera di riappropriarsi della propria esistenza e della vita domestica ma la realtà è ben diversa da come se l’era immaginata e si accorge subito che qualcosa è cambiato.

E’ così che le storie di Curro e di Josè, aldilà della donna che li accomuna, finiscono per rivelarsi profondamente legate e i due intraprendono un lungo viaggio che li porterà, entrambi, a fare i conti con la propria rabbia (quella manifesta e quella repressa), il proprio dolore e il proprio desiderio di vendetta.

Trade para la ira” è un thriller che affonda la sua sceneggiatura nelle passioni più viscerali ed è lucidamente crudo e crudele come la stessa vita può essere. Un thriller in cui niente è come sembra, che è più legato all’ira del titolo originale spagnolo che non alla vendetta della traduzione italiana e in cui i personaggi si delineano poco a poco man mano che le loro vicende si incastrino le une con le altre, come in un puzzle; un film avvincente e coinvolgente che riserva un finale a sorpresa.

Non si comprende bene se vi sia o meno uno spiraglio di redenzione, in questo film, e lo spettatore non è portato ad avvicinarsi con umana comprensione a quella prospettiva, dei protagonisti, che vira al distacco emotivo con cui Antonio de la Torre caratterizza splendidamente il proprio personaggio.

Un uomo che non abbia più nulla da perdere non può mostrare altro atteggiamento che quello di chi ricerchi solo l’ossimoro di una vendetta emotivamente asettica. E tale, apparente, freddezza del protagonista contribuisce ad accrescere la tensione nello spettatore, in un climax emotivo inversamente proporzionale.

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