Archivio film Cinema News — 03 novembre 2013

Nel febbraio del 2012 le procure siciliane di Palermo e Trapani riaprono il fascicolo sull’omicidio di Peppino Impastato avvenuto la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 a Cinisi. Le indagini parlano di legami fra la morte di Impastato e l’uccisione di due carabinieri avvenuta nel gennaio del 1976 ad Alcamo Marina. Dopo 35 anni molte ombre coprono questa vicenda, ancora di più visto il fatto che nel 1997 la Corte di Appello di Reggio Calabria rilascia, per non aver commesso il fatto, Giuseppe Gulotta costretto a dichiararsi reo confesso dell’omicidio di Alcamo. Cosa è successo davvero quella notte? Cosa aveva scoperto Peppino in merito al delitto di Alcamo? Che fine hanno fatto tutti i documenti che Peppino aveva raccolto nei suoi anni di indagini e inchieste? Da questi interrogativi prende vita il docufilm del giovane regista friulano Ivan Vadori – La Voce di Impastato – 70 minuti per ripercorrere la vita del giovane giornalista siciliano impegnato a combattere la mafia attraverso la parola scritta e attraverso i microfoni di Radio Aut, tramite i quali rivolgeva ai criminali in maniera dissacrante e ironica (chi non ricorda “Tano Seduto” nomignolo affibbiato al boss Tano Badalamenti) trasformando i potenti della zona in omuncoli mediocri e personaggi d’avanspettacolo. Vadori, alla sua opera prima, intervista chi ha vissuto insieme a Peppino gli anni di rivolta e chi ha indagato e studiato la vicenda e, in generale, chi conosce le dinamiche mafiose: dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, al sociologo Nando Dalla Chiesa, alla giornalista del Fatto Quotidiano Antonella Mascali, al Presidente di Radio 100 passi Danilo Sulis, al fratello di Peppino Giovanni Impastato, al suo amico e co-autore di Radio Aut Salvo Vitale, al magistrato Franca Imbergamo e allo Scrittore Carlo Lucarelli (che ha selezionato il docufilm per partecipare al festival “Politicamente Scorretto” ideato dallo stesso Lucarelli con Andrea Camilleri e Libero Mancuso)che ribadisce come, nonostante sia passati 35 anni, la vicenda di Peppino sia ancora così attuale e determinati modus operandi della malavita non siano cambiati. Toccanti le interviste al magistrato Gian Carlo Caselli che ricordando la figura di Peppino la sua determinazione, la sua audacia e la sua tenacia nella ricerca della verità si commuove e gli si spezza la voce. E a Don Ciotti, impegnato da anni con l’associazione Libera ribadisce che il cambiamento, la lotta alla criminalità e alla mafia devono partire prima di tutto da noi cittadini. La Voce di Impastato è stato interamente autoprodotto da Ivan Vadori grazie al crowdfunding – il finanziamento da parte di soggetti privati che hanno deciso di sostenere il progetto – e dopo la presentazione a Cinisi nel settembre del 2013 ha iniziato un tour per l’Italia e per l’Europa riempiendo cinema, teatri, associazioni e, soprattutto, scuole ed università. Perché la lezione di Peppino non deve smettere di essere raccontata e ricordata.

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