Archivio film Cinema News — 29 Dicembre 2014

Titolo originale: Gone Girl
Regia: David Fincher
Fotografia: Jeff Croneweth
Montaggio: Kirk Baxter, Angus Wall
Scenografia: Donald Graham Burt
Costumi: Trish Summerville
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Cast: Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Emily Ratajkowski
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 149
Nazionalità: USA
Anno: 2014

Amy e Nick sono sposati da cinque anni e da quando si conoscono, sembrano la coppia perfetta, il ritratto della felicità. Da qualche tempo, però, dopo le difficoltà dovute alla crisi del 2009 che ha messo in ginocchio l’America, non sembrano più gli stessi. Qualcosa tra loro si è rotto. Il giorno del quinto anniversario poi, Amy scompare nel nulla, lasciando la casa in disordine e alcune tracce di sangue che porteranno Nick ad essere indagato e ben presto accusato, dalla gogna mediatica, di essere l’assassino.
Fortunatamente per Nick, proprio quando sembrerà ormai inevitabile la sua carcerazione, accadrà qualcosa che cambierà le sorti del film.

L’abilità di David Fincher (avevamo già avuti parecchi riscontri con The Social Network, Fight Club e il magnificamente lugubre Seven) nel trasporre al cinema la meticolosità teatrale e macabra della mente umana. I protagonisti di Gone Girl sono come gli altri personaggi del regista: marionette che quotidianamente sfoggiano il loro sorriso migliore, che recitano schiavi della loro stessa bellezza e falsa felicità. Più volte, infatti, nel film è sottolineato come il pubblico adori i due protagonisti quasi più per la loro bellezza di coppia che non per le doti letterarie.
Il talento del regista sta nel farci vedere due generi di film diversi nell’arco di due ore e mezza. Nella prima ora abbiamo un giallo, nel quale l’unico scopo sembra quello di accompagnarci attraverso tutti gli indizi verso la colpevolezza finale del nostro protagonista. E’ come assistere alla sua crocefissione, prima difendendolo, poi incolpandolo storcendo il naso e poi ancora tornando a difenderlo.
L’ultima ora e mezza, invece, è l’avvio di un nuovo film, con l’alternanza dei punti di vista, dai quali questa volta seguiamo anche Amy, entrando nella sua mente fredda e perversa, mostrandoci la messa in atto dei suoi piani diabolici. Con questo passaggio da una tipologia di film all’altro, abbiamo la dimostrazione finale della bravura di Fincher che mette in scena un serial killer alla Hitchcock e che per tutta la durata del film continua a stupirci e farci cambiare opinione sui protagonisti.
A questo proposito la glaciale bionda Rosamund Pike riesce finalmente a ritagliarsi una parte degna della sua bravura e del suo aspetto estetico. Prima, ragazza studiosa, timida e di buona famiglia, poi assassina spietata che ordisce complotti con una meticolosità degna del migliore tra i geni del male.
In conclusione, ancora una volta Fincher ci stupisce e ci trascina nel suo mondo noir, fatto delle stesse cromature di Seven, dove all’ambiente domestico così bello, ordinato e pacato si contrappone la vita disastrosa che i due coniugi stanno conducendo. Il prezzo del biglietto vale sicuramente il viaggio.

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