Cinema News — 24 ottobre 2012

TITOLO: Lasciami Entrare

ANNO: 2008, Svezia

DURATA: 114 min.

GENERE: Horror

REGIA: Tomas Alfredson

CAST: Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg, Ika Nord

TRAMA: In una Stoccolma gelida ed innevata nasce una tenera storia d’amore tra Oskar, un dodicenne fragile e ansioso, vittima dei suoi compagni bulletti, ed Eli, anche lei dodicenne ma arrivata da molto lontano. Sullo sfondo, una serie di inspiegabili omicidi.

RECENSIONE: “Era l’allodola, messaggera del mattino, non l’usignolo: guarda, amore, come quelle strisce di luce invidiose della nostra gioia, cingono di una frangia luminosa le nubi che si disperdono laggiù nell’oriente; i lumi della notte si sono spenti a poco a poco, e il dì giocondo si affaccia in punta di piedi sulle nebbiose cime delle montagne: io debbo partire e vivere, o restare e morire”.

La neve candida attutisce i rumori ed i mormorii dell’anima, addolcisce i profili di ogni cosa, avvolge di luce il buio dell’adolescenza e delle angosce che genera il transito verso l’età adulta; quando si è ancora fanciulli e non si è ancora uomini, quando si vive una situazione famigliare difficile ed i rapporti con i coetanei sono amari, il bianco candido epura il male che alberga in ogni cuore.

È una storia invernale, di cuori gelati che vengono sciolti dal calore di un amore, il primo amore, il più vero, il più puro, a volte anche quello più difficile. È il racconto di un amore profondo ma impossibile, come era quello tra Romeo e Giulietta. Il candore della neve si tinge di rosso, il colore del sangue; l’innocenza della fanciullezza si accende di una passione nuova, che arde e che è ancora così sconosciuta, ma che spinge oltre, verso l’irrazionale inaffrontabile, ma “il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”.

Un paese addormentato e cullato dalle dolci braccia di un bianco inverno, paesaggi assopiti dall’alotano; qui due anime si incontrano e si riconoscono, seppure apparentemente così distanti e diverse tra loro, ma accomunate dal bisogno di essere comprese, ed il bisogno di stare insieme le avvicina, come lo yin e lo yang si completano a vicenda.

Oskar ha 12 anni ed un animo sensibile, viene preso di mira dai bulli della scuola che non perdono occasione per picchiarlo e prendersi gioco di lui.

Eli ha capelli corvini, occhi grandi e profondi, 12 anni, “più o meno”, ed un segreto da nascondere; una creatura che si lascia amare e chi decide di starle vicino la segue ovunque e per sempre, attraversando il tempo che incede impietoso, e che trasforma la passione adolescenziale in un rapporto malato, ai limiti della pedofilia.

Tra Oskar ed Eli si forma un legame stretto, che li unisce nel profondo, è un amore cupo, che gronda sangue, ma al tempo stesso tenero e delicato. Si cercano, per un contatto epidermico impossibile, le loro mani sono separate dai muri creati dalle loro diverse nature, ma sono uniti da un insano bisogno di uccidere, l’una lo fa per necessità, l’altro vorrebbe farlo per una voglia di rivincita nei confronti di una vita difficile.

Il mondo dei bambini è un mondo felice, ma a volte è crudele e spietato, proprio come accade in questo piccolo paese vicino Stoccolma, in cui crescere è una continua lotta quotidiana.

Lasciami entrare” segna l’esordio cinematografico del regista svedese Tomas Alfredson; nonostante venga classificato come un horror, questo è un film di sentimenti, una favola ematica, una poesia sanguinante, che lascia un sapore forte sulle labbra ma che fa sgorgare lacrime sincere dagli occhi. Basato sull’omonimo romanzo di John Ajvide Lindqvist, che ha curato anche la sceneggiatura, il film ha collezionato molti premi, tra cui quello come miglior film straniero al British Independent Film Awards 2009, il Grand Prix per il miglior film ed il premio della critica al Fantastic’Arts 2009.

Il 30 settembre 2011 è uscito in Italia il remake, firmato dall’americano Matt Reeves, già regista di Cloverfield, intitolato “Blood Story”; Reeve non apporta notevoli modifiche alla storia, che pur spostandosi geograficamente nel Nuovo Messico, a Los Alamos, rimane vicina all’originale di Alfredson.

L’operazione compiuta dal regista americano è quella di trasformare “Lasciami entrare” in una sorta di teen movie, dove a farla da padrone sono gli effetti speciali e qualche piccola pruriginosità, soprattutto nella prima parte del film. Nella versione americana si perde la lirica che aveva caratterizzato l’originale di Alfredson, permeato da una vena poetica e da un senso di solitudine ed estraneazione.

Blood Story” è un film algido, non lascia segni alcuni. Di fatto Reeve non aggiunge molto, forse l’unica scena degna di nota è quella dell’incidente automobilistico, che riserva un’ottica particolare, rendendo lo spettatore partecipe di un delirio distruttivo e senza via di scampo, ma totalmente inutile.

Let the right one in”, titolo originale di “Lasciami entrare”, è un’opera che si insinua lentamente tra le pieghe della carne e lascia ferite sanguinanti; è un film di anime sole che riescono a salvarsi dagli anfratti cupi dell’adolescenza fuggendo insieme e completando le loro solitudini verso una nuova vita. “Partire e vivere o restare e morire”, con i segni sul collo ed alla continua ricerca di sangue.

FRASE: Eli, Eli. Io so che tu sei lì. Io ti aiuterò. Io ti salverò. Eli…

VOTO COMPLESSIVO: 8

Mariangela Sansone

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