Archivio film Cinema News — 27 Gennaio 2022

“Attento a quello che desideri perché potrebbe avverarsi”. Questo aforisma di Oscar Wilde sintetizza perfettamente la traiettoria narrativa di Eloise, la protagonista di Last night in Soho.

La giovane vive in un paesino di campagna e ha una passione sfrenata per gli anni ’60. Riceve una lettera dalla London College of Fashion che la informa di aver vinto una borsa di studio. Il giorno dopo parte per Londra per realizzare il suo sogno di diventare fashion designer.

La realtà purtroppo non è all’altezza delle sue aspettative e quando si rende conto che le sue compagne di studentato hanno uno stile di vita “differente” dal suo, decide di affittare una stanza presso un’anziana signora.  Da quel momento in poi la sua vita cambierà.

Si potrebbe definire Last night in Soho un horror metafisico, perché ciò che conquista sono le sue sottotracce narrative che dischiudono dimensioni inaspettate (non solo metaforiche). Eloise è sensitiva come lo era stata sua mamma e attraverso i sogni riesce a raggiungere una realtà parallela dove intercetta lo spirito di Sandie, una ragazza che ha vissuto nella Swinging London. Suo malgrado entra in contatto con altre entità, all’apparenza minacciose, che di solito nei film horror sono fantasmi o mostri che appaiono in modo funzionale o aleatorio. In questo caso invece si tratta di apparizioni di persone morte in modo violento, che a causa dello shock sono rimaste intrappolate nel nostro piano dimensionale.

Last night in Soho è anche un coming of age in cui è presente il topos della ragazzina ingenua che costretta a confrontarsi con la sensuale brutalità della grande città, intraprende un percorso di crescita. Non è infatti un caso che le sue visioni comincino dopo gli attacchi bullistici della sua compagna di stanza. Eloise preferisce rifugiarsi nelle fantasie oniriche piuttosto che affrontare le problematiche quotidiane.

Edgar Wright ribalta lo stereotipo di questo genere cinematografico, che considera la donna la vittima ideale, l’essere passivo sul quale esercitare la violenza maschile (sia umana che sovrannaturale). Altri film horror negli ultimi anni sono andati in questa direzione, ne sono un esempio A girl walks home alone at night (2014) di Ana Lily Amirpour e  Titane (2021) di Julia Ducournau che ha vinto la Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes. Due film accomunati da una regia femminile e a questo proposito ricordiamo che Wright per la stesura della sceneggiatura si è avvalso della collaborazione di Krysty Wilson-Cairns, giovane sceneggiatrice scozzese, che ha scritto anche 1917 e due episodi di Penny Dreadful.

È infatti evidente che Last night in Soho affronti in chiave femminista la rappresentazione della donna     nella società degli anni ’60 (in alcuni contesti valida anche oggi). Sandie fin dal suo primo ingresso nel nightclub viene considerata un oggetto sessuale, che si può guardare, toccare e perfino acquistare.

Oltre allo straordinario finale a sorpresa, altri due aspetti rendono questo film affascinante: la presenza di Terence Stamp, volto iconico del cinema inglese degli anni ’60, famoso anche in Italia per aver lavorato con Fellini e Pasolini e una gustosa colonna sonora di quel periodo, che comprende tra le varie hit anche I’ve got my mind set on you nella versione originale di James Ray.

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