Cinema News — 31 gennaio 2014

Titolo: Last Vegas
Regia: Jon Turteltaub
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Fotografia: David Hennings
Montaggio: David Rennie
Musica: Mark Mothersbaugh
Scenografia: David J. Bomba
Interpreti: Michael Douglas Robert De Niro, Morgan Freeman, Kevin Kline, Mary Steenburgen, Weronika Rosati
Produzione: Cbs Films, Gidden Media, Good Universe, Outlaw Sinema
Distribuzione: Cbs Films
Origine: Usa
Anno: 2013
Durata: 105 minuti

La reunion dei quattro leoni di Hollywood ha inaugurato l’ultimo Torino Film Festival. Jon Turteltaub prova a orchestrare, tra i lustrini di Las Vegas, un addio al celibato con Michael Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman e Kevin Kline, da uno script di Dan Fogelman.
Il cast mette soggezione, ma qualcosa non ha funzionato come previsto.
L’idea in sé non è malissimo, anche se la competizione con franchigie a tema che oggi vanno per la maggiore – Una notte da leoni su tutte – in sostanza non esiste (per chi ama il genere), tanto per la fiacchezza della sceneggiatura quanto per l’assenza quasi totale di un ritmo degno di una commedia brillante.
Conviene ricordare che Fogelman ha quasi esclusivamente lavorato per progetti come Cars e Rapunzel, impacchettati per soddisfare i più piccoli, mentre Turteltaub ha sempre investito sull’empatia piuttosto che sui tecnicismi, tanto che la sua consacrazione è sancita dalla collaborazione con l’archeologo/mago Nicolas Cage solo negli ultimi anni, dopo che il suo film migliore, nella sua purezza, resta con ogni probabilità Cool Runnings, che è del 1993.
Kline e Freeman sono relegati a ruoli da coprotagonisti, impegnati, rispettivamente, a rinverdire la carica sessuale – con il benestare della moglie che gli affida un condom per il week end – e ad affrancarsi dalla marcatura stretta del figlio. Meritavano entrambi più spazio.
Il motore della vicenda è invece il confronto tra i “leading men” Michael Douglas e Robert De Niro, legati da un’ancestrale rivalità a causa della donna che il secondo, ora vedovo, ha sposato. La dinamica si ripeterà proprio nell’occasione del Bachelor Party che dovrebbe anticipare il matrimonio tra Douglas e una ragazza con la metà dei suoi anni. Non si può negare che vederli nella stessa inquadratura sfidarsi con lanci di occhiate e scambi di battute è davvero impressionante.
De Niro, le cui ultime apparizioni firmano film davvero di livello, si trova dunque a suo agio nella parte del disadattato e accetta di arretrare un passo per lasciare il meglio della scena (e dei primi piani) al nemico/amico.
Il lavoro su Michael Douglas è pensato nell’ottica di Solitary Man, che calza alla perfezione sul personaggio che il figlio di Kirk ha creato nell’immaginario negli ultimi anni: il Don Giovanni che né l’età né il cancro mettono al tappeto, sposare una donna giovane e bellissima è quasi un dovere per lui.
Tutto scorre, comunque, senza sorprese e grandi trovate, tanto che una delle questioni più divertenti non è Kevin Kline che pronuncia la parolaccia, ma il tentativo vincente della produzione di convincere l’MPAA che “blowjob” non necessita di un divieto per i minori.
Il film, a malincuore, non è dunque molto difendibile, complici anche la debolezza della trama e la scarsa caratterizzazione dei protagonisti. L’ancora di salvezza è l’obbligato spirito di riverenza verso questi quattro nomi e il loro indiscutibile carisma, che banchetta sulla mediocrità delle situazioni e sulla prevedibilità dei sub-plot.
Il cameo di 50 Cent è almeno divertente, quello di Redfoo semplicemente patetico.
Ma tutto torna, se si ripensa a Due tipi incorreggibili, pellicola di metà anni Ottanta dove Kirk Douglas e Burt Lancaster riprovano a fare i gangster, strappando qualche sorriso e qualche pensiero malinconico. Il tempo passa un po’ troppo in fretta, quindi i miti è meglio goderseli fin che ci sono.

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