Titolo: L’Inferno
Regia: Francesco Bertolini, Giuseppe De Liguoro e Alfredo Padovan
Soggetto: Dante Alighieri
Cast: Salvatore Papa, Arturo Pirovano, Giuseppe De Liguoro, Attilio Motta, Emilise Beretta
Fotografia: Emilio Roncarolo
Scenografia: Sandro Properzi, Francesco Bertolini
Musiche: Raffaele Caravaglios, Edgar Froese
Produzione: Milano Films, Saffi- Comerio
Distribuzione: Milano Films, Monopol Film Company
Nazionalità: Italiana
Anno: 1911
Durata: 68 minuti

1911. Il cinema delle attrazioni, tipo di spettacolo realizzato tra il 1895 e il 1915 che ha come funzione principale il mostrare immagini, prima come vedute singole e decontestualizzate (Sistema delle Attrazioni Mostrative, SAM) poi sempre con inquadrature lunghe e autonome ma montate in successione narrativa grazie alle intuizioni di Melies e altri pionieri (Sistema di Integrazione Narrativa, SIN), sta lentamente giungendo al termine per far spazio a nuovi modi di raccontare attraverso un linguaggio ben prestabilito. Se ancora non si può parlare di suddivisione in generi (che avverrà solamente con la nascita del Producer System americano del 1922), si possono già annoverare diverse tematiche che permettono al pubblico di scegliere cosa guardare, e ai cineasti cosa realizzare; oltre quelle più popolari, le comiche (grazie ai film con Max Linder e le classiche chase) e i polizieschi (Fantomas e la serie Les Vampires), sale la richiesta di nuove storie da narrare per intrattenere la gente. Viene inaugurato in Italia il genere storico (o in costume), destinato a un grande avvenire in futuro, che attinge dalle guerre antiche dell’impero romano, dalla mitologia greca e dai poemi letterari soggetti per realizzare spettacoli visionari con enormi scenografie, numerose comparse, trucchi ed effetti speciali; vere e proprie intuizioni che si riveleranno fondamentali per le possibilità del cinema odierno. Il primo lungometraggio italiano appartiene a questo filone: è L’inferno, opera muta di 68’ tratta dalla prima cantica de La Divina Commedia di Dante Alighieri che narra, in 54 scene con citazioni fedeli del testo in didascalia, la discesa negli inferi del poeta toscano, l’incontro con Virgilio, il cammino tra i gironi sfociato nel terribile incrocio con Lucifero, la risalita e la visione delle stelle. Primo film italiano in 5 bobine, ha come chiaro e unico intento quello della spettacolarizzazione del racconto, e abbandona immediatamente il carattere contenutistico della vicenda (uno scontro con l’opera letteraria di Dante sarebbe impari anche con le tecnologie attuali) limitandosi a creare sequenze diverse tra loro, accomunate solamente dai due protagonisti che le percorrono e da una tematica, fil rouge di cantica e film: l’umanità peccaminosa e le sue punizioni. Le inquadrature, ispirate dalle illustrazioni realizzate per La Divina Commedia dal pittore francese Gustave Doré, sottolineano questa visione dell’uomo sporco, rozzo, peccatore, anche grazie agli effetti speciali, ispirati da Meliés ma “ben lontani dalle fantasie naïves, carnevalesche e plebee del ‘mago di Montreuil’ perché qui il truquage non è al servizio del gioco fantastico o del grottesco, ma dell’orrore e del realismo” (Aldo Bernardini). Giochi di prospettiva per rendere Minosse inverosimilmente grande rispetto a Dante, lavorazione sulla pellicola per far scomparire e riapparire Virgilio e Beatrice, tantissime anime che si dannano sincronicamente, legate assieme da una visibile corda, Cerbero con le sue tre teste, il nocchiero Caronte e, ultimo, Lucifero con le sue tre bocche che divora i corpi di Cassio e Bruto: tutto è creato con uno stile forte, realistico, cupo, inesorabile, che rapisce lo spettatore e quasi lo conduce in prima persona nel mondo infernale. Girato in esterni sulle Grigne (Lecco), a Mondello e Arenzano; restaurato nel 2006 dalla cineteca di Bologna, pubblicato su DVD nel 2011 con una colonna sonora che accompagna il viaggio realizzata da Tangerine Dream. Un capolavoro del passato ancora attuale, uno step indispensabile per la storia del cinema mondiale.

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