Archivio film Cinema News — 15 giugno 2018

Interpreti: Adriano, Tardiolo, Alba Rohrwacher, Nicoletta Braschi, Natalino Balasso

Fotografia: Hélène Louvart

E’evidente che nella sua semplicità e umiltà di sguardo il cinema di Alice Rohrwacher
sia sempre più complesso e quindi è inammissibile ridurlo a compitino scolastico
infiorettato di rimandi a maestri e stilemi consacrati all’autorialità.
Oggi sempre più spesso la purezza e la semplicità vengono scambiate per ingenuità
e povertà, proprio come accade al protagonista Lazzaro, mezzadro-fantasma che si
aggira tra l’incomprensibile(per lui) ignoranza umana.
Lazzaro felice ha il pregio di non puntare alla luna guardando il dito, ma conscio
di essere prima di tutto narrazione cinematografica elabora un dialogo tra sguardi
interni ed esterni, lo sguardo di Lazzaro sgranato verso un mondo e un’umanità che
non comprende e al contempo rivolto verso sè stesso alla ricerca di quel suo
mezzo fratello (il latifondista Tancredi) che dovrebbe completarlo spiritualmente.
Lo sguardo è anche quello dei miti(ci) contadini sfruttati dalla cattiva
marchesa, il loro è uno sguardo mobile che viaggia oltre il borgo natio, spinto
verso il nord da un vento di utopico cambiamento.
Infine lo sguardo è il nostro verso una dimensione storico-paesaggistica che non
esiste più o per molti non è mai esistita:”La candida ottusità del Lazzaro di
Alice Rohrwacher osserva vuota un mondo che non è mai esistito. La mezzadria
non ha mai fatto a meno del denaro e in Italia la classe contadina non è
mai passata da una servitù di stampo medievale a all’indigenza del sottoproletariato”,
sottolinea Roberto Manassero sulle pagine di FilmTv. Alice molto vicina all’Olmi
di Cammina Cammina(vicina anche per sincretismo linguistico-dialettale) non
vuole storicizzare o fare una tara sociologica ai suoi personaggi ma ne esalta
il candore simbolico da fiaba crudele. Il suo parlare per simboli e metafore(il lupo,
l’agnello di marzapane, l’impossibilità di mangiare del protagonista, non impone
schemi precostituiti o facili formulette moralizzanti, lasciando quesiti irrisolti
e questo è uno dei motivi di fastidio per lo spettatore abituato a trite morali
e a superflue spiegazioni. Altro elemento apprezzabile all’interno del cinema
della regista è quella propensione alla commedia, che guarda fieramente
ai classici senza ridurli a sterili citazioni. Si è parlato, giustamente, di Citti e
Olmi, un pò a sproposito di Pasolini, senza menzionare Avati(evidentissimo nel
character di Natalino Balasso e nella sequenza al dancing) oppure il Bertolucci
di Novecento, il doppione oppositivo di Lazzaro e Tancredi, non può non
richiamare quello di Olmo e Alfredo.
Dopo l’ottimo esordio di Corpo celeste e l’amarcordiano Le meraviglie, Alice
Rohrwacher compone un cantico storicamente e linguisticamente fuori dal tempo,
ricco di ironia e poesia e mi pare che oggi un contravveleno sociale e
culturale di tale sorta non sia roba da poco!

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *