Cinema News — 16 novembre 2012

TITOLO: Le Belve, Savages

ANNO: 2012, Usa

DURATA: 131 min

GENERE: Thriller, Poliziesco

REGIA: Oliver Stone

CAST: Blake Lively, John Travolta, Aaron Johnson, Salma Hayek, Emile Hirsch

TRAMA: un triangolo amoroso condito con sesso, violenza, droga e cialtroni narcotrafficanti messicani; una storia pulp di ferocia estrema. Da un romanzo di Dan Winslow

Belve dal profumo un po’ hippie, con uno sguardo rivolto alla voglia di liberta del ’68; un triangolo d’amore e amicizia che disegna una sorta di Jules e Jim in chiave moderna. “Uno fa l’amore e l’altro scopa da dio, uno è acciaio e l’altro è legno caldo”, così la bionda O (Blake Lively), diminutivo di Ophelia, descrive il suo menage à trois con i due uomini della sua vita, amici e amanti, che dividono in armonia un rapporto a tre sotto la luce calda del sole della California.

Chon (Taylor Kitsch), un ex marine freddo e razionale, e Ben (Aaron Johnson), un botanico buddista e pacifista, amici per la pelle e caratterialmente agli antipodi, rappresentano insieme la sintesi dell’uomo perfetto per Ophelia e lei li ama entrambi, carne e spirito, in un triangolo perfettamente equilatero che realizza la fusione di corpi e anime.

Ben e Chon sono soci nel business, oltre che in amore, e sono i produttori della migliore erba degli States (33 per cento di THC), roba buona, che vende, e su cui in molti hanno puntato gli occhi, ma la crisi si avverte anche nel nero e corrotto mondo della mala. Il trio entra in contatto con il Cartello messicano di Baja, guidato da Elena, “La Reina”, mamma piena di sensi di colpi e boss spietata, una splendida Salma Hayek, accompagnata dal suo braccio destro Lado, un trucidissimo Benicio Del Toro. L’idillio a tre a base di amore, sesso e droga si scioglierà nel peggiore dei modi: rifiutatisi di entrare in società con La Reina, Elena li colpirà proprio dove sa di fare più male, dritto al cuore, sequestrando O. Inizia così una sequenza di inganni reciproci, ricatti incrociati ed agguati, gestiti magistralmente e senza scrupoli morali, un complesso gioco al rialzo tra bastardi, a chi si sporca di più le mani, ma anche l’anima, un divertimento per belve feroci, senza esclusione di colpi.

Così la dolce favola tropicale dei tre ragazzi arricchitisi con la marijuna si infrange nello scontro con l’agghiacciante mondo dei narcotrafficanti più spietati, la poetica filmica si macchia di noir e lo schermo si riempie di sangue e teste mozzate, in un tripudio di violenza dal gusto macabro ma percorsa da una sottile vena di ironia.

I personaggi del film non sono bidimensionali, ma ben stratificati; ciascuno di loro subirà nel corso della vicenda profondi cambiamenti, involutivi o evolutivi, emergerà il lato marcio e malato delle loro personalità, la crudeltà avrà la meglio ed i nervi scoperti e stuzzicati esploderanno in ogni direzione. I due protagonisti, Ben e Chon, si trasformeranno lentamente in bestie, ma la loro furia omicida indosserà l’abito romantico e nobile della salvezza di un sogno d’amore.

Si tratta di un’opera che ha in sé il guizzo dell’action movie ed il sapore dolciastro del western dai toni psichedelici, delizia lo spettatore con risate “al sangue”, grazie anche ai dialoghi vagamente surreali, e con la recitazione delle vecchie guardie; la Hayek e l’imbolsito e gigioneggiante Travolta, nei panni del poliziotto corrotto, non deludono le aspettative e regalano momenti di ironia nera di gran pregio.

Olivier Stone si è avvalso di una squadra tecnica di tutto rispetto, dalla sceneggiatura di Shane Salerno (che ha scritto la sceneggiatura assieme a Stone e Don Winslow, autore del romanzo da cui è stato tratto il film), alla fotografia calda ed iperrealista di Dan Mindel (che aveva già curato Mission Impossible 3 e Star Trek) eppure, nonostante l’utilizzo di un linguaggio filmico moderno, in cui abbondano i ralenti, le repentine accelerazioni, i frenetici tagli di montaggio e l’abbondante uso di filtri cromatici d’effetto, l’ultima opera del regista di Natural Born Killers non convince pienamente, e lascia nello spettatore uno straniante senso di incompiuto e di “non detto”.

Frase: Il mio vero nome è Ophelia, ma quando ho scoperto che era quella stronza bipolare in Amleto, ho lasciato solo “O”.

VOTO: 7

Mariangela Sansone

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