Cinema News — 02 febbraio 2014

Titolo originale: Les Dernier des Injustes
Titolo italiano: Les Dernier des Injustes – L’ultimo degli ingiusti
Regia: Claude Lanzmann
Cast: Claude Lanzmann e Benjamin Murmelstein
Paese d’origine: Francia, Austria
Genere: Documentario
Produzione: Synecdoche
Distribuzione: Il Patto
Durata: 220 minuti

Nel lontano 1985 Claude Lanzmann presenta nella sale cinematografiche il film/documentario Shoah, dalla durata di nove ore, in cui il regista sceglie di fare un’operazione ben precisa, ovvero quella di riportare nei luoghi della tragedia verificatasi durante la seconda Guerra Mondiale i sopravvissuti al Genocidio ebraico, i Sonderkommando e le ex SS. Shoah potrebbe essere definita una pellicola iconoclasta, in quanto Lanzmann decide di non mostrare l’aspetto orrorifico della tragedia, proprio perché non vuole né sconvolgere né impressionare lo spettatore; la sua forza poggia sul presente, sulla parola di chi ha subito nel corpo e nello spirito le atrocità dell’Olocausto e non vuole farcele vedere.
Oggi, a ben trent’anni di distanza da quel capolavoro, Lanzmann porta al cinema un nuovo film/documentario, dalla durata di quattro ore, intitolato Le Dernier des injustes (L’ultimo degli ingiusti) in cui vi è una lunga intervista, risalente al 1975, a Benjamin Murmelstein, l’ultimo presidente del Consiglio ebraico del ghetto di Theresienstadt, che riuscì a portare in salvo da morte certa più di 121.000 ebrei, eppure, per il ruolo ricoperto durante gli anni della tragedia, fu a lungo accusato di avere collaborato con i tedeschi e per tale motivo non ha mai potuto rimettere piede in Israele, perché esiliato.
Lanzmann conserva questo materiale audiovisivo, rimandandone la sua utilizzazione al 2012, anno in cui decide di tornare a Theresienstadt – nel ghetto che Hitler offrì agli ebrei come soggiorno termale, ma in realtà luogo in cui prese vita l’organizzazione nazista della soluzione finale – e di riabilitare la figura di Benjamin Murmelstein.
Tuttavia, nonostante la scelta di riabilitazione ed omaggio nei confronti di un personaggio sicuramente importante per gran parte della popolazione ebraica, la quale gli deve la vita, l’opera non si presenta all’altezza del capolavoro Shoah.
Lo spettatore non riesce ad immaginare nitidamente, come invece avviene in Shoah, il compito di Murmelstein, né ciò che per lui quel ruolo ricoperto ha rappresentato; le interviste dei cronisti sembrano non seguire un filo logico e l’alternanza tra l’intervista e le letture dello stesso regista mettono ancor più in difficoltà chi guarda il film.
Il documentario non sembra infatti seguire un ordine temporale o quantomeno casistico degli eventi, non è né omogeneo né fluido, Lanzmann  ha dei fogli in mano in cui legge ciò che in quei luoghi è accaduto, ma non rapisce l’attenzione dello spettatore, anzi sembra quasi distoglierla, non c’è intonazione ed in alcuni punti la lettura è anche difficile e affaticata, sicuramente anche a causa della veneranda età del regista, ormai ottantasettenne. In più la durata della pellicola non concorre sicuramente alla riuscita del documentario e al gradimento di pubblico e di critica.
Insomma i trent’anni di distanza non rendono giustizia al film del 1985, vincitore – ricordiamo – di molti premi cinematografici. Sicuramente la buona intenzione di Lanzmann c’era nella scelta e nella voglia di realizzare un documentario su un personaggio il quale nonostante rischiò la sua vita per salvare quella di altri ebrei, forse non fu capito dai suoi concittadini, così come Wilm Hosenfeld, il quale benché salvò la vita a Wladyslaw Szipilman e andò contro il suo stesso partito, fu comunque condannato a venticinque anni di lavori forzati per crimini di guerra e morì il 13 Agosto 1952 a Stalingrado.
C’è da dire, tuttavia, che Murmelstein, morto il 27 Ottobre 1989 a Roma, avrebbe sicuramente apprezzato l’omaggio che Lanzmann ha realizzato in suo onore.


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