Cinema News — 27 gennaio 2013

Dopo il capolavoro Palermo Milano solo andata (1995) e l’efficace sequel Milano Palermo: il ritorno (2007), Claudio Fragasso dirige un nuovo strepitoso poliziesco d’impegno civile, Le ultime 56 ore (2010), confermandosi così il maestro dell’action made in Italy dei nostri tempi. Con questo film, Fragasso sposta l’attenzione dalla mafia a un’altra questione di tragica attualità: le malattie provocate nei soldati dal contatto con l’uranio impoverito. Il colonnello dei parà Gabriele Moresco (Gianmarco Tognazzi), deciso a sensibilizzare il governo sui legami fra i tumori dei soldati e l’utilizzo delle armi contenenti uranio impoverito, compie un’azione di forza assieme a un gruppo di commilitoni a lui fedeli: si impadronisce di un intero ospedale sequestrando numerosi ostaggi, che minaccia di uccidere se entro 56 ore lo Stato non accetterà di smantellare i siti radioattivi. Mentre gli uomini del Nocs si preparano all’irruzione, inizia un duro braccio di ferro tra Moresco e il commissario Paolo Manfredi (Luca Lionello), abile negoziatore dai metodi poco ortodossi. Le ultime 56 ore è un film dove tutto funziona alla perfezione, a cominciare dalla sceneggiatura, scritta (così come il soggetto) da Rossella Drudi: la trama richiama vagamente l’action americano The rock, virato però in una direzione molto più impegnata, tanto da essere dichiarato dal MiBAC un film di interesse culturale.

La pellicola tratta un tema scottante e doloroso, che la regia e le interpretazioni intense rendono in tutta la sua drammaticità, senza rinunciare però all’elemento spettacolare. Fragasso si dimostra sempre grandioso nel dirigere le scene d’azione, con un occhio al poliziesco italiano e uno al cinema di John Woo (in particolare per il montaggio frenetico): a cominciare dalla sequenza iniziale, ambientata nella guerra in Kosovo del 1999, con il colonnello Moresco e i suoi uomini impegnati in un conflitto a fuoco con un cecchino. Anche la presentazione del commissario Manfredi è strepitosa: dopo un conflitto a fuoco tra la polizia e tre rapinatori, assistiamo a un forsennato inseguimento (il tutto girato con uno stile “cinico infame e violento” dal gusto anni Settanta) e alla trattativa fra il negoziatore e i due banditi superstiti. L’assalto all’ospedale è indimenticabile, così come l’irruzione dei Nocs e la resa dei conti finale.

I due protagonisti sono grandiosi, sia Tognazzi (ricordiamolo anche in Romanzo criminale di Michele Placido), sia Lionello (attore-feticcio di Fragasso, ma celebre anche per il ruolo di Giuda in La Passione di Cristo di Mel Gibson): entrambi danno vita a personaggi duri (Manfredi è un poliziotto scomodo un po’ alla Maurizio Merli), ma anche complessi dal punto di vista psicologico, che si trovano su due fronti opposti ma sono più simili di quanto possa sembrare. Oltre al forte impegno civile (la denuncia dei soldati spediti al macello senza protezioni), Le ultime 56 ore scava in profondità anche nella psicologia dei personaggi. Nel film, non ci sono né vincitori né vinti, né colpevoli né innocenti: tutti, in qualche modo, sono vittime, o di guerra (Moresco e i suoi uomini) o delle proprie tragedie familiari (Manfredi). Da segnalare, in proposito, anche le sofferte interpretazioni femminili di Barbora Bobulova, Simona Borioni e Nicole Murgia. Ottima la colonna sonora di Pino Donaggio, soprattutto nelle sequenze d’azione, che vengono accompagnate da un ritmo martellante dal sapore americano.

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