Cinema News — 11 marzo 2014

Titolo originale: Her
Regia: Spike Jonze
Soggetto: Spike Jonze
Sceneggiatura: Spike Jonze
Cast: Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Jeff Buchanan,  Eric Zumbrunnen
Scenografia: K.K. Barrett
Musiche: Karen O., Arcade Fire
Produzione: Annapurna Pictures
Distribuzione: BiM Distribuzione
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2013
Durata: 120 minuti

Citare Kubrick in una storia d’amore potrebbe forse ricordare un’opera dadaista, piuttosto che un serio progetto cinematografico. Prendere le mosse dall’HAL 9000 di 2001: odissea nello spazio per costruire un raffinato gioco di flirt, seduzione e sentimento, poteva forse venire in mente solo a quel genio sperimentatore di Spike Jonze. Il risultato, oltre ad aver vinto diversi riconoscimenti attribuiti dalla critica americana e il Mouse d’Oro (premio della critica online) al Festival del Cinema di Roma del 2013, è un film premiato all’ultima edizione degli Oscar e dei Golden Globes come miglior sceneggiatura originale. Perché l’ultimo lavoro del regista statunitense, da lui scritto e diretto, rappresenta senza dubbio una pietra miliare per due generi che fino ad ora avevano generalmente viaggiato su binari lontani.

La fantascienza. Samantha è un sistema operativo dotato di un’intelligenza artificiale che le permette di evolversi, ragionare, provare emozioni, ridere e scherzare. Viene acquistato da Theodore Twombly in un momento di estrema solitudine: incuriosito dal software, lo installa sui computer di casa e dell’ufficio e sul suo smartphone. Parlando con Samantha, Theodore si fa subito sistemare i suoi documenti, riorganizzare le e-mail e correggere le lettere che, per professione, scrive per conto terzi. Già, perché è dotato di una spiccata sensibilità che gli permette di entrare in empatia con i suoi clienti, in un futuro prossimo nel quale si torna nostalgicamente ai rapporti epistolari che, tuttavia, vengono demandati ad abili esperti. Lo scenario è insieme affascinate ed inquietante, perché Thodore sembra aver trovato la segretaria perfetta senza che debba più, o quasi, muovere un dito.

La storia d’amore. Theodore e Samantha cominciano a tessere un’intensa relazione, e la loro storia rappresenta il vero punto di forza della pellicola. Quasi rispondendo alla domanda che ha sancito il successo di molte recenti serie tv americane, ovvero “cosa accadrebbe se una situazione tanto fantastica quanto paradossale accadesse davvero?”, Spike Jonze indaga l’universo umano dell’innamoramento con una raffinatezza e un’accuratezza tali da fugare qualsiasi perplessità rispetto alle premesse del film. Samantha, nelle sue modalità relazionali, non ha nulla di artificioso e meccanico, ma è caratterizzata da una crescente curiosità verso il genere umano e da una profonda sofferenza, almeno iniziale, data dal non possedere un volto, un corpo, una pelle. Una tensione espressa con una scrittura davvero perfetta. Attraverso la fotocamera del suo telefono cellulare, Theodore la porta con sé, le mostra il mondo, organizza addirittura pic-nic con gli amici, e finché si tratta di conversare amabilmente l’assenza di una donna in carne ed ossa è davvero relativa.

Il mondo creato da Jonze fonde questi due generi in una commistione realistica e inedita. Nessuno si stupisce dei rapporti creati tra le persone e i sistemi operativi intelligenti. C’è chi ci diventa amico, come Amy, l’amica e vicina di casa di Theodore interpretata da un’ottima Amy Adams, chi propone di fare un’uscita “a quattro” (due uomini, una donna e Samantha), chi esce dalla metro e ci parla entusiasta (praticamente tutti). E le storie che si sentono in giro raccontano di sistemi operativi che tradiscono i propri utenti con altri uomini e donne o con altri simili, in un universo perennemente e ovunque interconnesso.

Ambientato in una metropoli immaginaria fotografata con una luce soffusa e pastellata come se fosse applicato un filtro di Instagram, Lei è interpretato da un magnifico Joaquin Phoenix e dalla voce di Scarlett Johansson, bravissima. Una regia morbida e rassicurante, proprio come l’estrema comfortability delle odierne applicazioni dei telefoni cellulari, arricchisce l’opera del regista di Essere John Malkovich dando l’impressione di guardare questa magnifica storia attraverso la lente immanente e totalizzante della tecnologia di oggi e di domani.


(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.