Archivio film Cinema News — 01 Agosto 2016

Titolo originale: Hyena

Regia: Gerard Johnson

Sceneggiatura: Gerard Johnson

Cast: Peter Ferdinando, Stephen Graham, Elisa Lasowski, Neil Maskell, MyAnna Buring, Orli Shuka, Gjevat Kelmendi, Richard Dormer, Gordon Brown, Tony Pitts.

Musiche: Matt Johnson

Fotografia: Benjamin Kracun

Montaggio: Ian Davies

Costumi: Suzie Harman

Produzione: Joanna Laurie, Stephen Woolley, Elizabeth Karlsen, Karl Liegis, Kate Lawrence

Distribuzione:

Nazionalità: Gran Bretagna

Anno: 2015

Durata: 113’

La iena è un predatore che segue l’odore del sangue, il volo degli avvoltoi su carcasse abbandonate; la iena forma branchi, perché è forte in gruppo ma più insicura da sola.

Michael Logan è per l’appunto una iena che, come nella locandina del film, aggirandosi per le strade umide e asfaltate della sua Londra cosmopolita, si sdoppia e getta un’ombra umana, quella di un agente del dipartimento antidroga che finge di stare dalla parte della giustizia, mentre in realtà fiuta e sparge sangue, accompagnandosi a un branco di tre colleghi, assistendo passivo alla macellazione dei suoi simili e nascondendosi “dai cattivi” quando invece si ritrova da solo.

Michael Logan è un antieroe, il protagonista di un noir in cui egli stesso è schedabile come “cattivo”, accarezzato da una gelida e pallida mano compassionevole solo perché deve salvarsi da personaggi ancora più cattivi di lui e in virtù del suo tentativo di salvare una ragazza dalla tratta di esseri umani.

La nostra storia inizia quando uno spacciatore turco da lui coperto, e usato come intermediario per una partita di eroina su cui il poliziotto ha investito, viene trucidato da due fratelli albanesi che vogliono sostituirlo nel monopolio dei traffici di droga. Adesso i soldi di Logan sono in pericolo ma soprattutto urge prendere nuovi, o vecchi, accordi con questi criminali appartenenti “a una nuova specie” che chiede a Logan e ai suoi un’ “evoluzione”.

Alla violenza del branco di Logan mostrataci nelle prime scene al neon, che si raccordano al ritmo della musica elettronica tra il chiaro scuro degli ombrosi angoli dei bassi fondi e le luci artificiali dei night club, viene contrapposta l’efferatezza dei fratelli albanesi che macellano con naturalezza, davanti ai suoi occhi a loro nascosti, il turco di cui l’uomo si serviva.

Adesso il poliziotto dovrà fare in modo di non passare da predatore a preda.

Corruzione poliziesca, intimidazione, tortura, omicidio, furto e uso di droghe: questo non è il parziale elenco dei reati commessi dai criminali ma quello accumulato dal protagonista e dai suoi sodali e su cui pende anche un’indagine interna al Dipartimento. L’arrivo della buoncostume costringerà Logan a confrontarsi con un vecchio compagno e con i dissapori che lo hanno allontanato.

L’apertura dell’ultimo film di Gerard Johnson, fratello della popstar The The che firma il soundtrack, è priva di dialoghi, a parlare sono le immagini notturne, inquadrature dinamiche incorniciate talvolta da una macchina da presa a spalla, quasi stessimo assistendo al reportage di un infiltrato tra i poliziotti corrotti, al suono graffiante e distorto di un commento sonoro suburbano.

Nel rispetto di quelle caratteristiche dello stile noir che anche Paul Schrader aveva codificato, le inquadrature cedono all’inclinazione espressionista, al predominio dell’oscurità in scene su cui il protagonista non giganteggia, che non gestisce perché è la scena stessa a muoversi intorno a lui e noi ci muoviamo con Logan tra le strade di una Londra multietnica, notturna, in cui il marcio si annida in ogni angolo e soprattutto in ogni strato sociale, negando ai protagonisti una via di fuga e allo spettatore, e al cittadino, un qualsiasi punto di riferimento.

Come nei noir che seguirono alla Seconda Guerra Mondiale, qui non ci troviamo di fronte un investigatore privato che lotta a suon d’intuito e di pistola d’ordinanza contro il gangster di turno riportando la legge in un mondo di finto ordine. Come in quei noir post bellici, infatti, il protagonista cerca di sopravvivere giorno per giorno, di sfuggire a quella fredda e truce criminalità che altro non è che il mondo in cui viviamo, che si sviluppa nelle nostre strade, che s’infiltra tra le forze dell’ordine, lasciandoci con eroi di certo meno romantici e con un’architettura stilistica che esprime con i suoi colori e i suoi rapidi e instabili movimenti di macchina i conflitti sociali e personali.

Anche la donna ha qui perso il suo ruolo di famme fatale e di dark lady, è abbandonata, non considerata, sfruttata, mercificata, relegata anche lei negli angoli bui delle strade e della depravazione umana, rapita, drogata, costretta a prostituirsi, torturata, minacciata: Johnson le ha simbolicamente tinto i capelli di nero.

Se il noir gioca sulla doppia tinta, il film di Johnson scorre costantemente sulla strategia del doppiogioco: quello del cattivo poliziotto che finge di essere integerrimo e dalla parte della legge, quello del poliziotto corrotto che finge con gli albanesi di essere dalla loro parte, quello dei suoi compagni che gli fingono lealtà, quello dei suoi superiori che allestiscono una finta pace con il solo scopo di arrivare a una definitiva resa dei conti.

È una naturale doppiezza anche quella con cui i fratelli albanesi passano dal danzare balli popolari in famiglia al fare letteralmente a pezzi un poliziotto in una vasca da bagno, riportandoci per un attimo sulle scene di Sion Solo, dopo averci colpito al volto e fatto girare vorticosamente assieme a pusher e per strade buie su cui potremmo incontrare Winding Refn, per poi svoltare su un vicolo senza uscita e vedere la scena interrompersi di colpo.

La iena Logan, infatti, sa di essere arrivato al sanguinoso epilogo e di esserci arrivato da solo, senza il branco che gli dava la forza e la spavalderia, terrorizzato come lo sarebbe chiunque, a dispetto degli impavidi detective con l’impermeabile. E aspetta. Aspetta di andare a morire, aspetta di fuggire lasciando che vittime sacrificali gli concedano maggior tempo? Non lo sappiamo, il film s’interrompe, la iena rimane sola e il nero dell’ultimo cut copre lo schermo, calando il sipario su attori convincenti e su un ritmo narrativo lineare e ben ritmato, che si avvolge poi su se stesso riportando Logan davanti a quegli stessi assassini armati di coltelli dai quali si nascondeva a inizio film.

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