Cinema News — 03 maggio 2014

L’enfer – Rubrica di film inediti

Out of the furnace di Scott Cooper a cura di Luca Loghi

Titolo: Out of the furnace
Regia: Scott Cooper
Soggetto: Scott Cooper
Sceneggiatura: Scott Cooper
Cast: Christian Bale, Casey Affleck, Zoe Saldana, Willem Dafoe, Woody Harrelson, Sam Shepard e Forest Whitaker
Fotografia: Masanobu Takayanagi
Montaggio: David Rosenbloom
Scenografia: Thérèse DePrez
Musiche: Eddie Vedder, Alberto Iglesias
Produzione: Leonardo DiCaprio, Ridley Scott, Tony Scott
Nazionalità: Usa
Anno: 2013
Durata: 116’

Presentato in anteprima all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nel Novembre 2013, Out of the furnace è il nuovo film di Scott Cooper. Alla sua seconda regia dopo l’apprezzatissimo Crazy Heart, vincitore di due premi Oscar nel 2010, Cooper dà vita ad un thriller drammatico dai toni profondamente cupi, ambientato in una cittadina della Pennsylvania all’inizio della speranzosa presidenza Obama.

Russel (Christian Bale) e Rodney (Casey Affleck) sono due fratelli agli antipodi: il primo è un uomo d’onore, giusto e devoto, in procinto di sposarsi con la donna che ama, che lavora nell’acciaieria locale – vero motore di tutta la comunità – e si prende cura del padre malato terminale; il secondo è invece un reduce della guerra in Iraq, un’anima corrotta da un’esperienza troppo traumatica e dalla quale non riesce a riprendersi, tanto da finire invischiato in alcuni incontri di boxe clandestina organizzati dalla malavita locale per guadagnare qualche soldo. Il rapporto difficoltoso tra i due cambierà per sempre la vita di Russell.

Sono molteplici le chiavi di lettura di una pellicola che nella sua totalità funziona e, nonostante abbia ricevuto un’accoglienza tiepida dalla critica, ha raccolto un notevole successo di pubblico. Doveroso è sottolineare la scarsa originalità della trama, vicina per certi versi a film d’autore come Il cacciatore di Michael Cimino o ad altre produzioni americane come The Fighter (in cui troviamo lo stesso Bale) di David O’Russell, in cui i caratteri opposti dei due fratelli sono il punto focale che domina la scena. Dal punto di vista della sceneggiatura quindi nulla d’inedito, con una storia che si trascina con pochi cambi di ritmo fino alla fine e che incarna in sé molti dei cliché sul sogno americano infranto: ci troviamo in una piccola cittadina di provincia, con un paesaggio che rappresenta l’umanità che lo abita, ripreso attraverso delle carrellate sulle case dimesse, fino alla fabbrica che accentra su di sé le uniche speranze della comunità, ma al tempo stesso l’odio di chi si sente opprimere in quel luogo, nella consapevolezza di una recessione che non fa altro che farsi più dura col passare degli anni; non vengono però tralasciati  scorci in campo lungo che sottolineano come ci sia ancora della bellezza e del romanticismo in ciò che ci circonda. I protagonisti sono in balia di uno stato di natura impossibile da modificare e al quale bisogna adeguarsi per sopravvivere. Insomma, un classico, per non definirlo forzatamente con parole negative.

Da contraltare fa un cast eccezionale, che oltre a Bale e Affleck registra Zoe Saldana, il solito eccellente Willem Dafoe, il grugno da vero badass di Woody Harrelson, Sam Shepard e Forest Whitaker. Un plauso generale alle varie interpretazioni, agevolate probabilmente da una trama che ampio spazio donava alle emozioni dei personaggi e che puntava fortemente proprio sul fattore introspettivo, così da donare al pubblico una storia straziante e profondamente riflessiva.
Nel complesso quindi una pellicola forte, che lascia senz’altro un’impronta nello spettatore e che, nonostante abbia molti degli stereotipi del cinema americano, può rappresentare sicuramente una piacevole visione.

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