Archivio film Cinema News — 26 giugno 2015

Titolo originale: Valley of Love
Regia: Guillaime Nicloux
Soggetto e sceneggiatura: Guillaume Nicloux
Montaggio: Guy Lecorne
Direttore della fotografia: Christophe Offenstein
Musiche: Charles Ives
Cast: Isabelle Huppert, Gérard Depardieu, Dan Warner
Produzione: Sylvie Pialat, Benoît Quainon, Cyril Colbeau-Justin, Jean-Baptiste Dupont
Nazionalità: Francese
Anno: 2015
Durata: 91 minuti

Isabelle e Gérard, separati da anni, si ritrovano nella Death Valley in California, un luogo surreale dove il caldo micidiale toglie il respiro. Entrambi hanno ricevuto una lettera del figlio suicidatosi sei mesi prima, che dà loro uno strano appuntamento: se rimarranno una settimana nella Death Valley e seguiranno le sue istruzioni alla fine lo incontreranno. Uno scherzo crudele? Per quanto possa sembrare assurdo i due acconsentono, spinti dall’amore e dal senso di colpa verso il figlio e forse nutrendo la segreta speranza che qualcosa veramente accada.

La scelta dell’ambientazione non è casuale, la Death Valley, con il suo deserto sterminato fatto di dune, è un luogo che evoca suggestioni mistiche e d’altronde altri registi prima di Nicloux ne sono rimasti affascinati, Eric von Stroheim girò il finale di Greed e Michelangelo Antonioni alcune scene di Zabriskie Point.
Inoltre Nicloux è stato molto abile a sfruttare la straordinaria capacità di improvvisare e la naturale intesa tra i due attori protagonisti, Isabelle Huppert e Gérard Depardieu, che avevano già recitato insieme 35 anni fa in Loulou di Maurice Pialat.

Nel film non mancano riferimenti lynchiani, soprattutto per l’utilizzo della musica e l’irruzione di figure stranianti nel reale (la ragazza disabile che appare nel cuore della notte ricorda il Cowboy di Mulholland Drive o l’Uomo misterioso in Lost Highway).
Ma è un altro nome che viene in mente alla fine della visione e cioè Picnic at Hanging Rock di Peter Weir che trasmette lo stesso senso di inquietudine. Entrambi non mostrano nulla, il mistero risiede nel fuori campo, in ciò che quindi non è visibile ma solo evocabile.

Valley of Love infatti stimola la parte irrazionale del nostro essere che purtroppo nell’odierna società occidentale, di stampo cartesiano, rischia di rimanere atrofizzata. Nicloux affronta con coraggio una tematica così delicata come la perdita di una persona amata proponendo la sua personale visione di vita e morte: un continuum di materia e spirito, visibile solo per chi ci crede.

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