Cinema News — 22 agosto 2013

Il malese James Wan, dopo Saw – L’enigmista e Insidious, torna alla ribalta con una nuova produzione made in USA: L’evocazione – The Conjuring (2013). Se prendiamo per buono l’assunto che un film horror deve innanzitutto spaventare, possiamo dire innanzitutto che Wan è riuscito in pieno nel suo intento: L’evocazione è infatti un film terrificante oltre ogni misura, diretto con il consueto piglio claustrofobico e angosciante del regista. Dopo il crudele thriller Saw, Wan si spinge ancora oltre, esplorando il paranormale con Insidious (ma anche con il meno conosciuto Dead Silence) e adesso con The Conjuring, opera che richiama i classici dell’horror sulle case infestate come Amityville horror. L’accostamento non è casuale, perché entrambi i film (e altri ancora) sono ispirati a vicende vissute dai coniugi Ed e Lorraine Warren, due detective dell’occulto realmente esistiti. L’evocazione si svolge nel 1971, quando la famiglia Perron si trasferisce in una vecchia casa del Rhode Island: fin da subito iniziano a manifestarsi strani fenomeni (rumori misteriosi, odori nauseabondi, apparizioni) che mettono in pericolo la serenità psico-fisica di Roger, Carolyn e delle cinque figlie. La donna decide quindi di rivolgersi ai due esperti, che si installano in casa e indagano sulla sua storia: scoprono così che l’abitazione è posseduta dal demone di una strega vissuta nell’Ottocento e dai fantasmi delle vittime che vi hanno abitato in precedenza. Sarà necessario compiere un esorcismo. Una trama abbastanza classica, verrebbe da dire. Eppure, il coté vintage e il realismo drammatico della narrazione conferiscono al film un’aria “nuova” e matura, distante anni luce dai numerosi prodotti che proliferano ogni anno soprattutto negli Stati Uniti. I rimandi che vengono in mente guardando il film sono infatti, come si è detto, quelli classici delle ghost-house con famiglie in pericolo: non solo Amityville horror, ma anche Ballata macabra (vedasi gli orologi bloccati) e The changeling (i colpi che si sentono sempre a una certa ora, lo spirito del bambino), mescolati con elementi tipici delle ghost-story giapponesi. Wan, sarà per la sua origine asiatica, arricchisce infatti lo stile di influenze J-horror, come le apparizioni dei fantasmi all’improvviso e nei posti più impensabili, il bambino fantasma e l’estetica dark-cadaverica delle oscure presenze. Tutto fa paura nell’Evocazione, i 107 minuti non concedono una sosta, l’atmosfera è veramente pesante, crudele e carica d’angoscia: insomma, i sobbalzi sulla poltrona sono assicurati. Inizialmente, la regia punta più sul suggerire che sul mostrare (il “non visto”, altrettanto inquietante, conta più del “visto”: i rumori, il buio, il mistero), poi esplode in una lunga serie di immagini e avvenimenti spaventosi, dove nulla è lasciato all’immaginazione dello spettatore. A cominciare dalla strega responsabile delle sciagure, con l’agghiacciante comparsa sopra l’armadio e poi appesa all’albero dove si è impiccata. Apparizioni improvvise, la bambina sonnambula che vaga per la casa come un’anima inquieta, la cantina, le presenze invisibili che assalgono i protagonisti, le possessioni, fino all’esorcismo finale. L’evocazione unisce infatti il tema della casa infestata con quello dell’esorcismo, compiuto però non da un prete ma dai coniugi Warren. La regia di Wan è da apprezzare anche perché, pur volendo portare in scena una vicenda soprannaturale col maggior realismo possibile, non scade mai nello stile da mockumentary alla “Paranormal Activity”, e le inquadrature con la camera a mano si alternano con altre vertiginose e stilisticamente raffinate. Notevoli anche le sequenze riguardanti alcuni loro precedenti casi: l’esorcismo compiuto su un uomo e la storia di una bambola posseduta (tema che Wan, fra l’altro, dimostra di apprezzare già in Dead Silence). La fotografia nitida ma al contempo richiamante i seventies, le scenografie accurate e l’inquietante tappeto sonoro sono il tocco finale nella costruzione dell’atmosfera. Riguardo al cast, spiccano le interpretazioni sofferte e intense delle due attrici, Vera Farmiga (Lorraine Warren) e Lili Taylor (Carolyn Perron), mentre i due attori Patrick Wilson (già protagonista di Insidious) e Ron Livingston sono decisamente più piatti ma comunque efficaci nei panni, rispettivamente, di Ed Warren e Roger Perron. 

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