Cinema News — 06 maggio 2013

La Rarovideo riedita in dvd una pietra miliare del poliziesco italiano, Liberi armati pericolosi (1976) di Romolo Guerrieri. Fratello di Marino Girolami (dunque zio di Castellari), Guerrieri può vantare una ricca filmografia che spazia dal western al giallo, dal poliziesco al noir, opere caratterizzate quasi sempre da accenti “crepuscolari e intimisti” (Alberto Pezzotta). All’interno del genere, il film in questione è sicuramente il migliore e il più importante di Guerrieri, che in precedenza aveva diretto La polizia è al servizio del cittadino? (1973) e Un uomo una città (1974), incentrati sul commissario Enrico Maria Salerno. Liberi armati pericolosi presenta invece un’atmosfera più da “noir”, pur essendo un poliziesco autentico con sparatorie e inseguimenti: l’attenzione è focalizzata su tre giovani della “Milano bene” che si dedicano a rapine e omicidi come rimedio alla noia esistenziale, mentre un tenace commissario (Tomas Milian) cerca di porre fine alle loro scorribande. Il soggetto, basato sul racconto di Giorgio Scerbanenco Bravi ragazzi bang bang, è scritto dall’immenso Fernando Di Leo, che firma anche la sceneggiatura insieme a Nico Ducci.

E l’impronta dileiana si sente, fortissima, nell’approccio sociologico che viene impresso alla vicenda: sia nella fenomenologia delinquenziale (vedasi il discorso del commissario ai genitori dei tre ragazzi), sia nella riflessione sulla realtà violenta degli anni Settanta (che risulta però crudamente reale anche oggi). Azzeccatissimo il cast, con i personaggi definiti in maniera certosina (anche qui si sente la mano di Di Leo): Tomas Milian (prima di interpretare la caricatura del genere con l’ispettore Nico Giraldi) si conferma perfetto anche come poliziotto (disincantato e progressista), oltre che come delinquente (Milano odia: la polizia non può sparare). Stefano Patrizi è il “biondo”, il capobanda, ed è un attore specializzato in ruoli di questo tipo, “viso d’angelo” e animo nero (vedasi Roma a mano armata e Roma, l’altra faccia della violenza), ma ha lavorato anche con Luchino Visconti in Gruppo di famiglia in un interno; Max Delys e Benjamin Lev sono invece meno conosciuti ma hanno le facce giuste e sono perfetti nei ruoli, rispettivamente di Luis (il più fragile del terzetto) e di Giò (lo psicopatico dalla risata isterica).

Da segnalare anche Eleonora Giorgi nella parte di Lea, fidanzata di Luis, la quale li denuncia per evitare il peggio ma finisce per essere sequestrata dalla banda, innescando una serie di ulteriori problemi interni al gruppo. Il film segna anche l’esordio di un giovanissimo Diego Abatantuono, nel breve ruolo di Lucio, complice dei tre banditi che viene tradito e ucciso dagli stessi. L’azione e la violenza non mancano: a cominciare dalla rapina iniziale al benzinaio, e proseguendo con quella in banca e al supermercato (sempre con ottime sparatorie) fino a un forsennato inseguimento dalla città alla periferia (passando addirittura all’interno del chiostro di un edificio). La prima parte del film, che si svolge nel centro di Milano, è la più serrata, poi il ritmo cala un po’ nella seconda, quando il gruppo prosegue la fuga nella pianura circostante, ma la qualità del film si mantiene sempre su un livello alto, e la regia si concentra di più sulle dinamiche interne alla banda. Da segnalare le numerose citazioni di titoli di film polizieschi (e non solo), messe in bocca a Benjamin Lev (La mala ordina, La polizia è al servizio del cittadino?, Milano violenta, Per un pugno di dollari). Ottima, infine, la colonna sonora di Gianfranco Plenizio, crepuscolare e malinconica come tutto il film. Liberi armati pericolosi è sicuramente il miglior poliziesco di un filone prolifico incentrato su bande armate di ragazzi borghesi (I ragazzi della Roma violenta, Come cani arrabbiati, I violenti di Roma bene, San Babila ore 20. Un delitto inutile).

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