Cinema News — 18 aprile 2014

Libri: Fabrizio Fogliato – Abel Ferrara un filmaker a passeggio fra i generi

Sovera Edizioni

Euro 16,00

A cura di Alessandro Fortebraccio

 

Durante la presentazione del programma del festival di Cannes 2014  un giornalista particolarmente temerario chiede al direttore Thierry Fremaux, come mai il film di Abel Ferrara su Dominique-Strauss Kahn non figura nel palinsesto e l’intervistato risponde in maniera flemmatica che “non posso parlare dei film che non abbiamo scelto” . Il trailer in rete di questa pellicola è davvero hard e ancora una volta la libertà espressiva e radicale di Ferrara inquieta finanziatori, produttori e distributori, con cui il regista ha sempre avuto un rapporto tutt’altro che idilliaco. Ferrara in una sua lezione di cinema tenutasi a Locarno nel 2011 e riportata integralmente sul libro, rincara anzi la dose: “oggi però, per fortuna c’è Internet e allora possono censurare quello che vogliono,impedirti di lavorare  o modificare il tuo lavoro, ma poi, alla fine su Internet trovi tutto quello che vuoi…” Alzi la mano chi non vede l’ora come il sottoscritto di visionare il film suddetto quasi quanto la cine-biografia di Pasolini, che Ferrara sta completando con Willem Dafoe nel ruolo dell’intellettuale friulano e Riccardo Scamarcio nei panni di Ninetto Davoli? Entrambi i film del resto sono ascrivibili alla poetica maledetta del regista  con sangue campano nelle vene, visto che la nonna era di Sarno (Salerno), come ci informa Fabrizio Fogliato in questa monografia voluminosa. Ovvio che questo non è l’unico studio critico sul regista del Bronx disponibile sul nostro mercato ma è più convincente di lavori analoghi, non soltanto per gli aggiornamenti ma  per la cura dei dettagli, l’eleganza dello stile e la profondità dell’analisi sia sul piano linguistico che su quello contenutistico.  Basta dare un’occhiata qui a come vengono studiati i primi lavori dell’autore come  Could This be Love (1973) e  Nine Lives of a Wet Pussy (1976), che anticipano la fama imperitura di Ferrara dovuta a King of New YorkIl cattivo tenente, Occhi di serpente, The Addiction e Fratelli, scritti in empatia totale con lo sceneggiatore Nicolas St.John (Nicodemo Oliverio) , da cui il regista ha preso sfortunatamente da tempo le distanze. Su   Could This be Love Fogliato scrive: “è un lucido spaccato dell’ipocrisia  della classe medio-alta americana , in cui compaiono  per la prima volta sia il tema del voyeurismo che quello della promiscuità sessuale.” Illuminanti anche le pagine dedicate a Nine Lives of a Wet Pussy, primo lungometraggio dell’autore: “l’esigenza ferrariana è quella di mettere in scena la vita reale senza compromessi. Il primo lungometraggio nasce quindi dall’impulso di andare oltre ciò che è lecito mostrare, di trasgredire e superare il divieto, di scegliere il peccato e di portarsene dietro la colpa, di percorrere una strada incerta e discontinua verso la redenzione.”  Un’osservazione che sintetizza mirabilmente dei temi ricorrenti nella sua filmografia e va connessa anche ai progetti irrealizzati del nostro come la biografia del porno-star John Holmes con Christopher Walken come protagonista e un remake del suo Driller Killer con Asia Argento. Un’emozionante e costruttiva ronde nell’estremo questa monografia dunque.

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