Cinema Libri News — 02 giugno 2015

Autore: Claudio Capanna
Titolo: Lampi – la fotografia vista dall’occhio dei grandi del cinema
Editore: Il Foglio
Collana: Cinema
Dati: 169 pagine
Anno: 2014
Prezzo: 14,00 euro
Web info:http://www.ilfoglioletterario.it/catalogo_cinema_lampi.htm

 

Fotografia e cinema non sono soltanto due settori imprescindibilmente legati dal punto di vista tecnico e/o estetico, ma rappresentano, per alcuni eccellenti e poliedrici registi, due modalità espressive parallele e complementari che si arricchiscono a vicenda in un vitale e necessario rapporto di osmosi. Il testo di Claudio Capanna, agile e ricco di spunti di riflessione, isola e approfondisce appunto il lavoro di un gruppo eterogeneo di cineasti che si muovono però tutti nella medesima dimensione creativa, che ora ibrida e miscela, ora semplicemente alterna il cinema e la fotografia, senza disdegnare in alcuni casi incursioni nel campo della pittura e della musica.

Edito nel 2014 da Il Foglio, Lampi – la fotografia vista dall’occhio dei grandi del cinema riunisce una serie di saggi apparsi sulle riviste “Carte di Cinema” e “Rifrazioni – dal cinema all’oltre” tra il 2007 e il 2013, sviluppando un’analisi che resta tuttavia molto coesa, chiaramente focalizzata su un determinato nucleo di pensiero affrontato, nel corso dei vari capitoli che compongono il libro, da angolazioni differenti, a seconda dell’autore preso in esame.

Dopo alcune pagine introduttive di Francesco Cattaneo, Capanna entra nel vivo della sua riflessione con un riferimento all’ultimo film di Antonioni, Al di là delle nuvole, realizzato con la collaborazione di Wim Wenders. Proprio al grande regista tedesco, anche eccezionale fotografo, è riservato il primo capitolo, nel corso del quale viene richiamata, tra le altre cose, la stupenda mostra fotografica Immagini dal pianeta terra.
Segue, nel capitolo successivo, l’esperienza suggestiva di fotografa in Africa della regista, attrice e ballerina tedesca Leni Riefenstahl, della quale viene qui ripercorsa anche la romanzesca, avvincente vicenda biografica adombrata dal controverso rapporto con il Terzo Reich. Particolarmente riuscito risulta poi il passaggio dedicato all’opera fotografica di Tarkosvkij, le cui ammalianti e fragili polaroid sature di nostalgia appaiono, in senso estetico quanto contenutistico, visceralmente legate alla sua poetica filmica, che si coagula dolorosamente attorno ai concetti di memoria e assenza, ricordo e distanza.
Ancora, l’autore si sofferma sulla riuscita e lacerante opera prima del macedone Milcho Manchevski Prima della pioggia (Leone d’Oro a Venezia), che abbraccia un complesso discorso sulla fotografia determinante all’interno della sua stessa diegesi.
Si prosegue poi con Abbas Kiarostami, Stanley Kubrick e l’imprescindibile Chris Marker, che con il piccolo, celebre capolavoro La Jetée fonde in maniera definitiva e folgorante fotografia e cinema, passato e futuro, visione e realtà.
La ricognizione di Capanna continua quindi con il fotografo delle rock-star Anton Corbijn – autore di noti videoclip per i Depeche Mode, i Joy Division, gli U2, Nick Cave, i Nirvana, i Metallica e poi regista di diversi lungometraggi – per immergersi, in ultimo, negli abissi cupi e angosciosi che prendono forma nell’opera di David Lynch, non solo regista ma anche fotografo e pittore.
Il testo si chiude infine con la breve analisi del lavoro di due autori italiani: le “fotografie sonore” di Franco Piavoli, regista de Il pianeta azzurro, film apprezzato da Tarkosvkij; Tahir di Stefano Savona, un documentario sulla recente rivoluzione egiziana girato con una fotocamera, a partire dal quale Capanna apre il discorso alle specifiche caratteristiche tecniche e alle potenzialità di un mezzo, per così dire, al contempo video/fotografico.

Lampi si distingue e si apprezza dunque non solo per la scelta oculata e attenta della rosa di registi presentati, ma soprattutto per la particolarità dell’angolazione da cui l’autore osserva la materia trattata, per lo sguardo insolito, laterale, inedito, sull’operato di cineasti anche molto studiati rispetto ai quali però, spesso e volentieri, l’aspetto peculiare dell’attività fotografica è stato fino a ora scarsamente indagato.

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