Cinema News Registi — 23 agosto 2014

Sarà difficile non apprezzare i registi avventurosi. Infatti se ci approcciamo al cinema di Paolo Cavara non dobbiamo solo sottolineare la sua vita nomade, da viaggiatore per terra e per mare, per cui aveva una predilezione, ma come il lavoro sul set diventasse per lui talmente rischioso da immolarsi in nome della sua poetica. E’ vero che  Cavara (1926-1982) è stato un cineasta eclettico che nell’arco di una carriera durata quasi trent’anni dalla fine degli anni Cinquanta fino ai primi Ottanta, ha attraversato i  generi più disparati come il documentario (La nostra terra e l’acqua, 1957) il western (Los Amigos, 1972), il thriller con due vette come La tarantola dal ventre nero (1971) e  …E tanta paura (1976),  la biografia televisiva (Atsalut pader, 1979 e Fregoli,1981), il dramma bellico (La cattura, 1969) e la commedia teatrale (La locandiera, 1980). Ma il vero epicentro teorico della poetica di Cavara, che ne sancisce lo statuto autoriale e può far accedere alcuni suoi film nelle accademie, per sottrarlo al culto settario dei collezionisti del cinema nascosto, è   quello del dualismo realtà/ finzione alla base de L’occhio selvaggio (1967), titolo chiave nel cinema mondiale. Nel film del regista bolognese come scrive qui il figlio Pietro “ il capovolgimento di prospettiva non è dato solo dal tema evidente in cui ora la Finzione si scontra la Realtà, la deturpa, la mistifica ai fini dello spettacolo, ma dalla onnipresente percezione del fascino della perversione filmica introdotta dalla creatività della finzione attraverso la stessa macchina da presa.” Il film è la storia di un regista (Philippe Leroy) affamato di emozioni e  sensazioni forti, che pur di registrarle su pellicola, non esiterà alla fine a violare la morale e il suo privato  con il voyeurismo della mdp e  ci lascia tuttora stupefatti ad ogni visione  per la sua preveggenza. Del resto Cavara è stato co-regista insieme a Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi del seminale Mondo cane (1961) e va ormai considerato uno dei pionieri del cosiddetto mockumentary , il falso documentario e dunque un innovatore di forme audiovisive, in quanto il modello stilistico è anche la forma di un discorso.
Completano il volume di Fogliato (Il Foglio Letterario) le dichiarazioni di attori come Giancarlo Giannini, Ninetto Davoli, Gigi Proietti e Gianni Cavina, questi ultimi due sublimi interpreti per Cavara rispettivamente di Atsalut pader e Fregoli  e musicisti come il compianto Riz Ortolani,
Sull’argomento segnaliamo anche il libro di Pietro Cavara ossia Ricordo di un padre, Paolo Cavara, regista gentiluomo (Aracne), con la prefazione dello stesso Fogliato.

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