Cinema Eventi News — 17 maggio 2014

Autrice: Caludia Bertolè
Titolo: Splendidi riflessi di ciò che ci manca – Il cinema di Koreeda Hirokazu
Editore: Edizioni Il Foglio
Dati: 171 pagine
Anno: 2013
Prezzo: 14,00 euro

Vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2013 con Like Father Like Son, il giapponese Koreeda Hirokazu si fa interprete, con il suo cinema spesso in bilico tra documentario e fiction, di un sentire tutto contemporaneo poiché pone al centro della sua riflessione un discorso sulla mancanza di riferimenti che caratterizza la nostra epoca. E’ proprio questo il concetto che viene richiamato dal titolo emblematico della dettagliata monografia che Claudia Bertolè dedica al regista: Splendidi riflessi di ciò che ci manca – Il cinema di Koreeda Hirokazu. In questo senso la filmografia del cineasta nipponico ci appare, come sottolinea l’autrice, «vicina e allo stesso tempo universale proprio perché al meglio esprime e rappresenta quell’ “inquietudine dell’assenza” che è uno dei tratti caratteristici del momento storico attuale».

Il libro, pubblicato da Edizioni Il Foglio con prefazione di Grazia Paganelli, ripercorre l’intera filmografia del regista. Nella prima parte, attraverso sei capitoli tematici, l’autrice rintraccia le costanti contenutistiche del cinema di Koreeda per arrivare al cuore della sua poetica. La seconda parte del testo è costituita invece dalle schede critiche, puntuali e accurate, delle varie opere: i documentari, i film di fiction e gli episodi della serie tv Going my Home andata in onda in Giappone nel 2012.

Insieme a quel senso di vuoto che si fa quasi esistenziale, Koreeda approfondisce e racconta – tanto nei documentari quanto nei film di finzione – anzitutto la memoria come fondamento dell’identità (pensiamo ad esempio a Without Memory); la morte e la perdita delle persone care (Still Walking, The Days After); e ancora, mostra particolare attenzione all’analisi dei rapporti familiari – spesso dolorosi e complessi – e dell’infanzia, descritta sempre con particolare tatto e delicatezza. Significativo a questo proposito è Nobody Knows, film ispirato a un tragico evento di cronaca (alcuni bambini che, abbandonati in casa dalla madre, tentano di sopravvivere): in questa dolente riflessione si condensano infatti alcune costanti della poetica del regista (l’abbandono, la morte, l’infanzia) unite a un lucido atto d’accusa contro una società indifferente e cinica che, come suggerisce il titolo, preferisce non sapere.
Claudia Bertolè mette a fuoco tutto ciò con precisione e rigore, e al contempo analizza il rapporto che intercorre tra il cinema di Koreeda e quello di Ozu (nel capitolo Questioni di stile: Ozu o non Ozu…) e ancora tra il cinema di Koreeda e quello di Naruse Mikio (rispetto alla descrizione delle figure femminili).
Non mancano, nella filmografia di Koreeda, alcune “evasioni” in territori diversi da quelli in cui di solito di si muove: pensiamo a Hana, film in costume che racconta le vicende di un samurai sui generis e che l’autrice esamina anche in relazione al jidaigeki (genere storico ambientato generalmente tra il XVII e il XIX secolo); e anche a Air Doll, curiosa incursione nell’erotico e nel grottesco, tratto da un manga, che mette in scena la storia di una bambola gonfiabile “magicamente” diventata umana.
Splendidi riflessi di ciò che ci manca – Il cinema di Koreeda Hirokazu si rivela insomma un testo essenziale per comprendere e approfondire l’universo espressivo del regista giapponese: è il primo libro interamente dedicato alla sua filmografia, una monografia completa ed esaustiva che scandaglia in ogni direzione il cinema ricco, fecondo e complesso di uno tra i maggiori autori del cinema nipponico contemporaneo.

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