Archivio film Cinema News — 01 Gennaio 2015

Dove sono oggi i nuovi peplum?Dove si nascondono i produttori, i registi e i divi hollywoodiani che vogliono filmarli?Paradossi del destino ma pure del cinema. Fra i pessimi “Hercules” di Renny Harlin, “Noah” di Darren Aronofsky ed “Exodus” di uno specialista di kolossal postmoderni come Ridley Scott, soprattutto dopo la riformattazione avvenuta con “Il gladiatore”, prossimo venturo il genere è tornato nelle arene negli anni zero. Quello scritto da Steve Della Casa e Marco Giusti, è un libro dalla lavorazione lunga e complessa, concepito con l’ausilio del Centro Sperimentale e racconta due storie del cinema che alla fine convergono. Per raccontare una filmografia importante di quella scena,che attraversando gli anni 50 e 60, ha poi come contaminato come le rielaborazioni western di Sergio Leone il cinema hollywoodiano e molto altro dei decenni a seguire. Negli Stati Uniti come in Italia.Fino a Cinecittà, dove parte l’epopea. Della Casa e Giusti con il piglio maniacale e feticista della cinefilia più radicale hanno raccolto flani, manifesti, foto di scena, aneddottiche varie e dati su incassi e costi di produzione, anche dalla voce di alcuni protagonisti, schedando un quantitativo impressionante di film, attori, attrici e caratteristi, che riguardano sia i kolossal americani che le produzioni più caserecce con il comune denominatore di Cinecittà. In altre parole massima libertà creativa (v.le invenzioni visive di Mario Bava in “Ercole al centro della terra”) e rivelazioni illuminanti.Lo sapevate che attori teatrali di vaglia come Giancarlo Sbragia sono stati crudeli antagonisti ne “La vendetta di Ercole” e “Le sette folgori di Assur”? Oppure che Gian Maria Volontè agli inizi della carriera è stato un re spartano in “Ercole alla conquista di Atlantide”? E ancora Michel Piccoli, prima di divenire volto del miglior cinema d’autore europeo, è stato con tanto di parrucca il console romano Publicola ne “Le vergini di Roma” ?
Un volume dunque che si rivela un potente catalizzatore e smistatore (nonché misitificatore) di tendenze complesse, multipiano e popolari al tempo stesso. Si riflette sul passato, sul paese, sul cuore e sulla nostalgia ovviamente. E si riflette sul passato di un genere che mai come oggi, è tirannico di un meccanismo industriale delle immagini semoventi sempre più restio a percepirsi come tale.

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