Cinema Eventi Libri News Registi — 20 Dicembre 2015

Alex de la Iglesia delle streghe, dei pagliacci e dei mutanti ha fatto la sua ragione di vita. Ha sviluppato una carriera registica fra la sua Spagna e gli USA, dove le figure succitate ritornano ossessivamente: dal primo lungometraggio Acción mutante realizzato sotto l’egida produttiva di Pedro Almodóvar a Muertos de risa, da 800 balas  al premiatissimo Balada triste de trompeta , sceneggiati con il fido Jorge Guerricaecheverria. Proprio mentre è nell’aria la distribuzione della sua ultima fatica Mi gran noche , scrivere una monografia insomma su un soggetto poco incasellabile come de la Iglesia è un ottimo esercizio per la critica. Sara Martin, docente del DAMS udinese, raccoglie così la sfida con questo “Streghe, pagliacci, mutanti-Il cinema di Alex de la Iglesia” (Mimesis Edizioni, € 14,00), il primo saggio in Italia sul regista di Bilbao. Attenta alle mutazioni  politiche ed antropologiche della Spagna post-franchista insiti nelle sinossi dell’artista in questione, che da perfetto nerd ha assorbito come una spugna le suggestioni culturali e cinematografiche più disparate,  l’autrice dopo una telegrafica intervista con l’interessato, ha costruito un’analisi che oltre a soffermarsi sulle singole opere del regista , ne focalizza le tematiche ricorrenti nella sua poetica: le maschere (il pagliaccio in primis), i luoghi intesi come  molteplici declinazioni dello spazio, le apocalissi con una prosa scorrevole e mai prolissa, che si legge come un romanzo.

In particolare per il recensore è degno d’interesse soprattutto il capitolo sui luoghi generatori dove il “ragionamento sul luogo relativo  e assoluto ci porta a poter affermare che il progressivo ritorno a uno stile epocale estetico barocco, che si intravede nel mondo contemporaneo bombardato da milioni di immagini, in sostituzione di uno stile economico che ancora sopravvive, si traduce in Alex de la Iglesia come ritorno al mondo dei corpi e delle immagini, luoghi assoluti della compresenza, un mondo fatto di carne e sangue.” Oppure altrettanto notevole è ciò che la Martin scrive sulla figura del pagliaccio: “è una maschera che non simula un personaggio ma lo estetizza, nel senso che la finzione è dichiarata, la messa in scena è evidente. Niente come il trucco del pagliaccio rende presente l’emozione che si trova dipinta sul viso.”  Come molti registi frequentanti i generi della sua generazione  oltre ad interessarsi di questi temi,  il cineasta iberico ha avuto un approccio autoriale nei confronti del medium televisivo e la serie tv Plutòn B.R.B. Nero ( 2008-2009), da noi inedita, accredita la nostra ipotesi. Chiaramente debitrice alla saga di “Star Trek”

per la stessa ammissione dell’autore, è per la studiosa un “cabaret space –operistico tutto frizzi  e lazzi intergalattici. Fanta  (inco) scienza spregiudicata e irriverente che amplifica, senza scadere nel becero, il concetto stesso di parodia dei generi cinematografici.”Ma anche questo fa parte del gioco condotto da de la Iglesia nei confronti dello spettatore. Per la stesura delle schede critiche la Martin coordina un gruppo di critici di cui fanno parte Lisa Cecconi, Chiara Ceccaglini, Eleonora Degrassi, Mattia Filigoi, Francesco Grieco, Marco Longo, Margherita Merlo, Massimo Padoin, Vincenzo Palermo, Nicola Peirano, Edoardo Peretti e Filippo Zoratti.

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